Parafrasi e Analisi: "Canto II" - Purgatorio - Divina Commedia - Dante Alighieri


Immagine Dante Alighieri
1) Scheda dell'Opera
2) Introduzione
3) Testo e Parafrasi
4) Riassunto
5) Figure Retoriche
6) Personaggi Principali
7) Analisi ed Interpretazioni
8) Passi Controversi

Scheda dell'Opera


Autore: Dante Alighieri
Prima Edizione dell'Opera: 1321
Genere: Poema
Forma metrica: Costituita da tre versi di endecasillabi. Il primo e il terzo rimano tra loro, il secondo rima con il primo e il terzo della terzina successiva.



Introduzione


Dante ci rivela quanto sia stato doloroso il suo esilio attraverso i canti del Purgatorio, dove immagina di ritrovare amici cari che la sua condanna lo ha costretto a lasciare. Se nell'Inferno aveva incontrato prevalentemente nemici, sia politici che personali, nel Purgatorio, nel clima di speranza e salvezza imminente, Dante si concede il conforto di una reunion ideale con coloro che gli erano stati vicini nel passato.
Tra questi amici spicca Casella, che probabilmente era già morto prima dell'esilio di Dante (intorno al 1299). Nel secondo canto del Purgatorio, Casella incarna la nostalgia per un tempo lontano, e il suo incontro con Dante è intriso di una dolcezza malinconica che celebra i ricordi e la giovinezza trascorsa.
L'esilio ha reso impossibili questi momenti di condivisione, ma grazie alla letteratura Dante può immaginare di rivivere la felicità di quei tempi e sperare che, un giorno, possa unirsi a quelle anime nella gioia eterna del Paradiso. Il poema diventa così uno strumento per ricostruire la pienezza della giovinezza, che Dante idealizza come un'età d'oro.
Per questo motivo, il Purgatorio è visto come la cantica dell'amicizia e della dolcezza. È una celebrazione della musica, della poesia e del cammino umano verso la felicità eterna. L'amicizia, che Dante tanto rimpiange durante il suo esilio, rappresenta un valore spirituale profondo, un legame che trascende il tempo e la materia. Come sottolinea Francesco Flora, l'amicizia appartiene alla sfera immortale dell'anima, quella parte dell'uomo che è eterna. L'incontro con Casella, in questo senso, è un momento di straordinaria purezza, in cui le parole assumono un significato originario e autentico.
Nel secondo canto, Dante e Casella si ritrovano in una scena carica di stupore e felicità. L'immagine evoca la gioia di riabbracciare qualcuno che si credeva perso per sempre. Il Purgatorio appare così come una società ideale, dove le parole sono armonizzate da sentimenti comuni. Diversamente dall'Inferno, dove il linguaggio è spesso gridato o violento, qui la parola è serena, composta e profondamente affettuosa. Anche il semplice richiamo dell'amico con un familiare "mio" esprime un'intimità toccante.


Testo e Parafrasi


Già era 'l sole a l'orizzonte giunto
lo cui meridïan cerchio coverchia
Ierusalèm col suo più alto punto;

e la notte, che opposita a lui cerchia,
uscia di Gange fuor con le Bilance,
che le caggion di man quando soverchia;

sì che le bianche e le vermiglie guance,
là dov' i' era, de la bella Aurora
per troppa etate divenivan rance.

Noi eravam lunghesso mare ancora,
come gente che pensa a suo cammino,
che va col cuore e col corpo dimora.

Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,
per li grossi vapor Marte rosseggia
giù nel ponente sovra 'l suol marino,

cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia,
un lume per lo mar venir sì ratto,
che 'l muover suo nessun volar pareggia.

Dal qual com' io un poco ebbi ritratto
l'occhio per domandar lo duca mio,
rividil più lucente e maggior fatto.

Poi d'ogne lato ad esso m'appario
un non sapeva che bianco, e di sotto
a poco a poco un altro a lui uscìo.

Lo mio maestro ancor non facea motto,
mentre che i primi bianchi apparver ali;
allor che ben conobbe il galeotto,

gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali.
Ecco l'angel di Dio: piega le mani;
omai vedrai di sì fatti officiali.

Vedi che sdegna li argomenti umani,
sì che remo non vuol, né altro velo
che l'ali sue, tra liti sì lontani.

Vedi come l'ha dritte verso 'l cielo,
trattando l'aere con l'etterne penne,
che non si mutan come mortal pelo».

Poi, come più e più verso noi venne
l'uccel divino, più chiaro appariva:
per che l'occhio da presso nol sostenne,

ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
con un vasello snelletto e leggero,
tanto che l'acqua nulla ne 'nghiottiva.

Da poppa stava il celestial nocchiero,
tal che faria beato pur descripto;
e più di cento spirti entro sediero.

'In exitu Isräel de Aegypto'
cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto.

Poi fece il segno lor di santa croce;
ond' ei si gittar tutti in su la piaggia:
ed el sen gì, come venne, veloce.

La turba che rimase lì, selvaggia
parea del loco, rimirando intorno
come colui che nove cose assaggia.

Da tutte parti saettava il giorno
lo sol, ch'avea con le saette conte
di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno,

quando la nova gente alzò la fronte
ver' noi, dicendo a noi: «Se voi sapete,
mostratene la via di gire al monte».

E Virgilio rispuose: «Voi credete
forse che siamo esperti d'esto loco;
ma noi siam peregrin come voi siete.

Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco,
per altra via, che fu sì aspra e forte,
che lo salire omai ne parrà gioco».

L'anime, che si fuor di me accorte,
per lo spirare, ch'i' era ancor vivo,
maravigliando diventaro smorte.

E come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle,
e di calcar nessun si mostra schivo,

così al viso mio s'affisar quelle
anime fortunate tutte quante,
quasi oblïando d'ire a farsi belle.

Io vidi una di lor trarresi avante
per abbracciarmi, con sì grande affetto,
che mosse me a far lo somigliante.

Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto!
tre volte dietro a lei le mani avvinsi,
e tante mi tornai con esse al petto.

Di maraviglia, credo, mi dipinsi;
per che l'ombra sorrise e si ritrasse,
e io, seguendo lei, oltre mi pinsi.

Soavemente disse ch'io posasse;
allor conobbi chi era, e pregai
che, per parlarmi, un poco s'arrestasse.

Rispuosemi: «Così com' io t'amai
nel mortal corpo, così t'amo sciolta:
però m'arresto; ma tu perché vai?».

«Casella mio, per tornar altra volta
là dov' io son, fo io questo vïaggio»,
diss' io; «ma a te com' è tanta ora tolta?».

Ed elli a me: «Nessun m'è fatto oltraggio,
se quei che leva quando e cui li piace,
più volte m'ha negato esto passaggio;

ché di giusto voler lo suo si face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace.

Ond' io, ch'era ora a la marina vòlto
dove l'acqua di Tevero s'insala,
benignamente fu' da lui ricolto.

A quella foce ha elli or dritta l'ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala».

E io: «Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l'amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie doglie,

di ciò ti piaccia consolare alquanto
l'anima mia, che, con la sua persona
venendo qui, è affannata tanto!».

'Amor che ne la mente mi ragiona'
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona.

Lo mio maestro e io e quella gente
ch'eran con lui parevan sì contenti,
come a nessun toccasse altro la mente.

Noi eravam tutti fissi e attenti
a le sue note; ed ecco il veglio onesto
gridando: «Che è ciò, spiriti lenti?

qual negligenza, quale stare è questo?
Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
ch'esser non lascia a voi Dio manifesto».

Come quando, cogliendo biado o loglio,
li colombi adunati a la pastura,
queti, sanza mostrar l'usato orgoglio,

se cosa appare ond' elli abbian paura,
subitamente lasciano star l'esca,
perch' assaliti son da maggior cura;

così vid' io quella masnada fresca
lasciar lo canto, e fuggir ver' la costa,
com' om che va, né sa dove rïesca;

né la nostra partita fu men tosta.
Il sole era ormai giunto all'orizzonte (tramontava) in quella volta
celeste, nell'emisfero boreale, nel quale è perpendicolare
a Gerusalemme quando si trova nel suo punto più alto;

e la notte, che gira in senso opposto a quello del sole,
dal Gange usciva nella costellazione della Bilancia,
in cui non si troverà più quando la sua durata diverrà maggiore di quella del giorno;

così che le guance bianche e rosse
della bella Aurora, lì dove mi trovavo, nell'emisfero australe,
divenivano progressivamente giallo-arancio come a causa di una età avanzata. (qui era l'alba)

Noi ci trovavamo ancora sulla riva del mare, come chi
sta pensando al cammino da intraprendere
e con il proprio animo è come se fosse già partito, ma con il proprio corpo è invece ancora fermo.

Ed ecco che, come Marte, sorpreso dalla prima luce del mattina,
appare con il suo colore rosso in mezzo alla fitta nebbia
ad occidente, sull'orizzonte del mare,

allo stesso modo mi apparve, e possa io in futuro rivederla,
una luce che si muoveva sul mare tanto velocemente
che nessun volo naturale può essere simile a lei per rapidità.

Staccai per poco tempo il mio sguardo da quella luce
per guardare la mia guida e domandare cosa fosse, e quando
riguardai, la vidi più luminosa e più grande, più vicina di prima.

Poi vidi apparire da ogni lato di quella luce
qualcosa di bianco che non riuscivo a definire,
e, a poco a poco, apparire anche sotto ad essa.

Il mio maestro non aveva ancora pronunciato una parola,
mentre quelle cose bianche si mostrarono essere delle ali;
non appena riconobbe per certo il nocchiere,

gridò: "Presto, metti a terra le ginocchia, inginocchiati!
Ecco arrivare un angelo di Dio: tieni le mani unite; d'ora in poi
vedrai spesso ministri di Dio simili a questo.

Vedi come non ha bisogno alcuno degli attrezzi umani,
così che non usa nessun remo e nessuna vela, ma solo le proprie
ali per arrivare fin qui da spiagge tanto lontane.

Vedi come tiene le ali dritte verso il cielo,
fendendo l'aria con le sue piume eterne, immutabili,
che non subiscono la muta come quelle degli esseri viventi."

Man mano che quell'angelo divino si avvicinava a noi,
appariva sempre più luminoso: tanto che da vicino i miei occhi
non furono più in grado di sostenere quel bagliore,

ma dovetti rivolgerli a terra; e quello giunse a riva
con una imbarcazione rapida e maneggevole,
tanto che rimaneva completamente a galla.

Il nocchiero divino stava a poppa, ed aveva un aspetto tale che
basterebbe anche solo ascoltare la sua descrizione per provare
gioia; e dentro la barca sedevano più di cento anime.

Cantavano tutti insieme'In exitu Isräel de Aegypto',
dando vita ad una unica voce,
con quanto è poi contenuto in quel salmo.

L'angelo tracciò poi su di loro il segno della croce santa;
le anime scesero quindi tutte sulla spiaggia e
l'angelo fu tanto rapido ad allontanarsi quanto lo fu ad arrivare.

La folla di anime che rimase lì sulla spiaggia, sembrava
non essere pratica del posto e si guardava intorno
come chi sperimenta nuove cose.

I raggi luminosi del sole arrivavano ormai da tutte le parti,
cacciando dal meridiano celeste il Capricorno
con le sue infallibili frecce,

quando la folla dei nuovi arrivati sollevò lo sguardo
verso di noi, chiedendoci: "Se la conoscete,
mostrateci la via per poter raggiungere il monte."

Rispose Virgilio: "Voi credete
forse che noi due conosciamo bene questo posto;
ma anche noi, come voi, siamo stranieri qui.

Siamo arrivati in questo luogo poco prima di voi, attraverso
un'altra via, diversa dalla vostra, che fu tanto difficile ed
impraticabile, che la salita che ci aspetta sembrerà un gioco in confronto."

Le anime, non appena si furono accorte della mia condizione,
del fatto che, poiché respiravo, ero ancora vivo,
impallidirono per la sorpresa.

E come intorno ad un messaggero che porta notizie,
per poterle sentire, la gente si raccoglie,
e nessuno si trattiene dall'accalcarsi intorno a lui,

allo stesso modo si misero a fissarmi tutte quelle anime
fortunate, quasi dimenticandosi dello scopo del loro viaggio,
di dover salire al monte per purificarsi dai peccati commessi.

Vidi quindi una di quelle anime avanzare verso di me
ed abbracciarmi, con un affetto tanto profondo,
che non potei fare a meno di ricambiare l'abbraccio.

Ahimè, ombre senza nessuna consistenza, se non all'apparenza!
Per tre volte strinsi le braccia intorno a lei, ed altrettante
non riuscii ad afferrare nulla e tornai a toccare il mio petto.

Credo di aver assunto quindi un'espressione di stupore;
poiché l'anima sorrise e si allontanò un poco,
ed io, per seguirla, avanzai.

Mi disse dolcemente di fermarmi, di non procedere oltre;
sentendo la sua voce, riconobbi quindi chi era e la pregai
di rimanere a parlare con me.

Mi rispose: "Tanto ti ho amato quando avevo un corpo mortale,
tanto ti amo ora che sono una anima libera: perciò, come mi
chiedi, mi trattengo; ma perché fai questo viaggio?

"Mio caro Casella, per poter tornare ancora, dopo morto,
qui dove mi trovo adesso, ho intrapreso questo viaggio",
gli risposi; "ma tu, che sei morto già da tanto tempo, come mai arrivi solo ora?"

Mi rispose lui: "Non mi è stato fatto alcun torto,
se l'angelo che decide chi traghettare e quando partire,
per più volte mi ha negato questo viaggio;

poiché attraverso la sua volontà si manifesta quella di Dio:
in verità negli ultimi tre mesi l'angelo ha preso a bordo
ogni anima che voleva salirci, senza nessuna opposizione.

Perciò io, che ero in quel momento rivolto al tratto di mare
in cui sfociano le acque del Tevere,
fui benevolmente accolto da lui.

L'angelo ha ora di nuovo rivolto le sue ali verso quella foce,
perché si raccolgono sempre in quel luogo
le anime che non dovranno scendere al fiume Acheronte.

Dissi allora io: "Se le nuove leggi dell'aldilà non ti hanno privato
della memoria, o della facoltà di cantare rime d'amore,
con cui riuscivi ad alleviare tutti i miei dispiaceri,

ti prego di consolare un poco con una canzone
la mia anima, che, giunta fino a questo punto insieme al suo
corpo, si è tanto affaticata!"

"Amor che ne la mente mi ragion"
cominciò ad intonare allora Casella, con tanta dolcezza
che ancora adesso posso sentirla dentro di me.

Il mio maestro, io e tutte le anime che si trovavano
con Casella, sembravano così felicemente rapiti da quel canto,
come se la loro mente non fosse attraversata da nessun altro pensiero.

Eravamo tutti concentrati ed attenti
alla sua musica; quando apparve Catone
gridando: "Cosa succede, spiriti pigri?

Che negligenza, che ritardo è mai questo?
Affrettatevi a raggiungere il monte, a purificarvi da
quell'impedimento che vi impedisce di godere della vista di Dio."

Come quando, per beccare della biada o del loglio,
i colombi stanno insieme per mangiare, quieti,
senza manifestare il loro solito orgoglio, senza stare impettiti,

e non appena appare qualcosa di cui abbiano paura,
subito abbandonano il cibo
perché assaliti da una più grande preoccupazione;

allo stesso modo, vidi quella folla di nuove anime
abbandonare l'ascolto del canto e fuggire verso il monte,
come colui che va senza sapere dove stia andando;

né io né Virgilio fummo meno rapidi ad allontanarci.



Riassunto


L'alba nel Purgatorio e l'arrivo dell'angelo
Nei primi 36 versi del canto, il sole si trova in posizione opposta rispetto alla notte: sorge sull'orizzonte di Gerusalemme, mentre il Gange è avvolto dall'oscurità. Siamo agli antipodi, nel purgatorio, dove i colori del mattino si mescolano, passando dal bianco dell'alba al rosso dell'aurora, fino a tingersi di un dorato luminoso. Dante e Virgilio sono ancora sulla riva del mare, riflettendo sulla strada da intraprendere. Improvvisamente, appare in lontananza un bagliore, simile a Marte che rosseggia sul mare al tramonto, coperto da vapori. Questo punto luminoso si avvicina rapidamente sulle onde, e in un attimo cresce in dimensione e intensità. Da questo bagliore emergono poi dettagli: ai lati si intravedono ali bianche, rivelando che si tratta di un angelo. Virgilio esorta Dante a inginocchiarsi, spiegando che è il primo angelo che incontreranno nel loro percorso, e lo descrive mentre naviga senza vele né remi, spinto solo dalle sue ali rivolte verso il cielo, simbolo della loro eterna purezza.

Il "vascello leggero" e le anime trasportate
Nei versi 37-75, l'angelo si avvicina, brillando sempre di più, tanto che Dante deve abbassare lo sguardo, incapace di sopportarne la luce. L'angelo giunge a riva con una barca leggera e veloce, che non lascia alcuna traccia sull'acqua. L'immagine dell'angelo è quella della beatitudine: si trova a poppa, mentre più di cento anime, raccolte a bordo, intonano il salmo In exitu Israel de Aegypto. Dopo aver fatto il segno della croce, le anime sbarcano e l'angelo si allontana rapidamente come era venuto. Intanto, il sole è già alto, e le anime, ignare della strada da seguire, si rivolgono ai due poeti per avere indicazioni. Virgilio spiega la loro condizione e il cammino affrontato, sottolineando come ora, rispetto al passato, la strada sembri quasi un gioco. Nel frattempo, le anime si accorgono che Dante è vivo, poiché respira, e, colpite dalla meraviglia, lo circondano come si farebbe con un messaggero che porta buone notizie. Questo interesse le distrae persino dal loro obiettivo di purificazione.

L'incontro con Casella e il suo canto
Nei versi 76-117, un'anima si avvicina a Dante con un gesto affettuoso, come per abbracciarlo. Dante ricambia, ma le sue braccia afferrano il vuoto, poiché quella figura è incorporea. L'anima, sorridendo, lo invita a non stupirsi e, parlando, Dante riconosce il suo amico Casella. Dopo essersi salutati con affetto, Dante chiede a Casella perché, essendo morto da tempo, sia giunto solo ora al purgatorio. L'amico spiega che l'angelo nocchiero non agisce per capriccio, ma segue la volontà divina. Tuttavia, negli ultimi tre mesi, grazie all'indulgenza del Giubileo, tutte le anime raccolte alla foce del Tevere vengono accolte, ed è così che anche lui è stato trasportato. Dante lo prega allora di intonare un canto per alleviare le difficoltà del viaggio, come faceva in vita. Casella canta Amor che ne la mente mi ragiona con una dolcezza tale da incantare Dante, Virgilio e le anime presenti, che rimangono rapite, dimenticandosi persino del tempo.

Catone li sprona verso il monte
Nei versi finali (118-133), mentre tutti sono immersi nell'ascolto, sopraggiunge Catone. Con tono severo, rimprovera le anime per la loro negligenza e le sprona a dirigersi verso il monte, per iniziare il processo di purificazione che le condurrà a Dio. La reazione delle anime è immediata: come colombi che, spaventati, abbandonano il cibo per fuggire, così anch'esse si disperdono velocemente, pur senza conoscere la direzione precisa. Anche Dante e Virgilio si affrettano a seguire la via indicata, riprendendo il loro cammino.


Figure Retoriche


v. 1: "A l'orizzonte giunto": Anastrofe.
v. 3: "Più alto punto": Anastrofe.
v. 5: "Di Gange fuor": Anastrofe.
v. 7: "Sì che le bianche e le vermiglie guance...divenivan rance": Personificazione. Il soggetto non è una persona bensì l'alba.
vv. 11-12: "Come gente che pensa a suo cammino, che va col cuore e col corpo dimora": Similitudine.
v. 12: "Va col cuore": Metonimia. Il concreto per l'astratto, il cuore invece che il desiderio.
vv. 13-17: "Qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia giù nel ponente sovra 'l suol marino, cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia, un lume per lo mar venir sì ratto": Similitudine.
v. 18: "Che 'l muover suo nessun volar pareggia": Similitudine.
vv. 19-20: "Ebbi ritratto / l'occhio": Enjambement.
vv. 19-20: "Ritratto l'occhio": Sineddoche.
v. 21: "Lucente e maggior": Endiadi.
vv. 22-23: "M'appario / un non sapeva": Enjambement.
v. 30: "Omai vedrai di sì fatti officiali": Perifrasi. Per indicare i ministri, le figure autorevoli che incotreranno nel purgatorio.
v. 36: "Non si mutan come mortal pelo": Similitudine.
vv. 37-38: "Venne / l'uccel divino": Enjambement.
v. 38: "L'uccel divino": Perifrasi. Per indicare l'angelo di Dio.
v. 41: "Snelletto e leggero": Endiadi.
v. 44: "Tal che faria beato pur descripto": Iperbole.
vv. 52-53: "Selvaggia/ parea del loco": Enjambement.
vv. 52-53: "Selvaggia parea": Anastrofe.
vv. 53-54: "Rimirando intorno come colui che nove cose assaggia": Similitudine.
vv. 55-56: "Saettava il giorno / lo sol": Enjambement.
v. 56: "Lo sol, ch'avea con le saette conte": Metafora.
v. 58: "La fronte": Sineddoche.
v. 66: "Lo salire omai ne parrà gioco": Metafora.
vv. 70-75: "E come a messagger che porta ulivo tragge la gente per udir novelle, e di calcar nessun si mostra schivo, così al viso mio s'affisar quelle anime fortunate tutte quante, quasi obliando d'ire a farsi belle": Similitudine.
vv. 76-77: "Trarresi avante / per abbracciarmi": Enjambement.
v. 78: "Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto": Apostrofe.
vv.88-89: "Com'io t'amai / nel mortal corpo": Enjambement.
v. 103: "L'ala": Sineddoche. Il singolare per il plurale, l'ala invece delle ali.
vv. 109-110: "Alquanto / l'anima mia": Enjambement.
v. 112: "Amor che ne la mente mi ragiona": Personificazione.
v. 114: "La dolcezza ancor dentro mi suona": Metafora.
v. 117: "Come a nessun toccasse altro la mente": Similitudine.
v. 118: "Fissi e attenti": Endiadi.
vv. 118-119: "Attenti / a le sue note": Enjambement.
v. 122: "Correte al monte a spogliarvi lo scoglio": Metafora.
vv. 124-131: "Come quando, cogliendo biado o loglio, li colombi adunati a la pastura, queti, sanza mostrar l'usato orgoglio, se cosa appare ond'elli abbian paura, subitamente lasciano star l'esca, perch'assaliti son da maggior cura; così vid'io quella masnada fresca lasciar lo canto": Similitudine.
vv. 131-132: "E fuggir ver' la costa, com'om che va, né sa dove riesca": Similitudine.


Personaggi Principali


Casella, musico e cantore del XIII secolo, morto prima della primavera del 1300, è protagonista del secondo canto del Purgatorio (vv. 76-117). La sua figura è storica, ma non si hanno informazioni precise sulla sua vita. L'Ottimo lo descrive come un "finissimo cantatore" che intonò versi dello stesso Dante. Secondo vari commentatori, come Benvenuto, Buti, le Chiose Cassinesi, Landino e Vellutello, Casella era fiorentino, mentre l'Anonimo lo considera pistoiese.

Dubbi sull'identità
Nel 1282, nei registri della Biccherna di Siena, è annotata una multa inflitta a un certo Casella, trovato fuori casa dopo il terzo rintocco della campana comunale. Tuttavia, in una registrazione successiva, compare una sanzione simile per un "Scarsella de Florentia", portando il D'Ancona a ipotizzare che Casella e Scarsella potessero essere la stessa persona. Dall'Archivio di Stato di Bologna, studiato da Papa, emerge che un Casella fiorentino risiedette a Bologna nel 1284 e nel 1290, forse già dal 1277. Questi dati suggeriscono che il Casella menzionato a Siena potrebbe essere un'altra persona. Inoltre, non ci sono riferimenti documentati alla sua attività musicale.

Casella e Dante
Un'annotazione in un madrigale del codice Vaticano 3214 attribuisce a Casella il ruolo di aver dato il "sono" a una composizione di Lemmo da Pistoia. Questo non prova però che Casella musicasse le canzoni di Dante, anche se nel Purgatorio (canto II, v. 112) intona l'incipit della canzone Amor che ne la mente mi ragiona, tratta dal Convivio.

L'incontro tra Dante e Casella
Nell'Antipurgatorio, Casella è tra le anime appena arrivate sulla spiaggia con la barca dell'angelo. Riconoscendo Dante, corre per abbracciarlo, ma l'abbraccio è vano perché il musico è ormai un'ombra.

Il canto e il rimprovero di Catone
Su richiesta di Dante, Casella canta Amor che ne la mente mi ragiona. L'incanto della melodia cattura l'attenzione di Dante, Virgilio e delle altre anime, ma l'arrivo di Catone interrompe tutto: con un rimprovero, incita gli spiriti a non indugiare e a dirigersi rapidamente verso la purificazione. Subito, tutti abbandonano il canto e si affrettano verso la costa.


Analisi ed Interpretazioni


Temporalità e spazialità nel Purgatorio
Le descrizioni paesaggistiche del Purgatorio sono tra le più poetiche della Divina Commedia. Alla fine del primo canto, Dante offre un'immagine dell'alba che illumina la riva dell'isola-montagna. All'inizio del secondo canto, l'aurora cambia colore, passando dal bianco al rosso, poi al dorato, mentre il sole sorge velocemente all'orizzonte. Nel frattempo, nell'emisfero opposto, il sole tramonta. Dante sottolinea l'importanza dello scorrere del tempo, regolato qui da un ciclo terrestre fatto di giorni e notti, scandito dalla cronologia umana, in attesa dell'incontro con Dio.

Un viaggio all'alba
Il viaggio inizia di buon mattino, come spesso accade quando si parte per una nuova avventura. È una sensazione familiare: svegliarsi presto e osservare l'alba, immaginando ciò che ci aspetta. Dante e Virgilio condividono in silenzio il peso del cammino che li attende, rapiti dalla bellezza del cielo: "Noi eravam lunghesso mare ancora, / come gente che pensa a suo cammino, / che va col cuore e col corpo dimora" (vv. 12-14).

L'angelo nocchiero
Mentre riflettono, un angelo luminoso come Marte si avvicina dall'orizzonte con la sua nave leggera, portando i pellegrini penitenti verso la montagna del Purgatorio. Questo evento richiama il terzo canto dell'Inferno, dove le anime dei dannati attendono sulla riva dell'Acheronte. Allo stesso modo, nel Purgatorio, le anime che si sono pentite tardi aspettano sulle rive del Tevere l'arrivo dell'angelo, che decide chi portare e quando.

Casella e il mistero dell'attesa
L'amico musicista di Dante, Casella, spiega al poeta perché si trova ancora lì nonostante sia morto da anni. Nel 1300, anno del Giubileo, le anime in attesa ricevettero una sorta di amnistia, che permise a Casella di iniziare il suo cammino di purificazione solo in quel momento. Questo dettaglio fornisce un'importante indicazione temporale sull'opera.

La natura delle anime
Le anime del Purgatorio sono impalpabili, come dimostra il tentativo di Dante di abbracciare Casella, finendo però per stringere il vuoto. Questo episodio richiama il sesto libro dell'Eneide, dove Enea cerca di abbracciare lo spirito di suo padre Anchise. Tuttavia, nel Purgatorio, le anime conosceranno anche la sofferenza corporea, seguendo le leggi del contrappasso.

La musica di Casella
La musica è centrale nel secondo canto. Dante aveva promesso che nel Purgatorio avrebbe trionfato la dolcezza lirica, e Casella ne è il simbolo. Quando Dante chiede all'amico di cantare, Casella sceglie "Amor che ne la mente mi ragiona", una delle canzoni più belle di Dante, musicata secondo la tradizione monodica. Questo ci ricorda che, nell'antichità, la poesia era spesso accompagnata dalla musica, e i ruoli di poeta e musicista erano complementari.

Le descrizioni paesaggistiche, la musica e le riflessioni di Dante nel Purgatorio ci offrono uno sguardo su un mondo che combina poesia, natura e spiritualità, rendendo questa cantica unica e profondamente umana.


Passi Controversi


Nel verso 2, il "meridian cerchio" fa riferimento al meridiano, il cui arco passa sopra Gerusalemme con lo zenit come punto più elevato. Nel verso 6, si descrive la Notte che tiene in mano la Bilancia, simbolo della sua congiunzione con questa costellazione quando le ore di oscurità sono più brevi rispetto a quelle di luce. Successivamente, dopo l'equinozio d'autunno, è il Sole a entrare nella Bilancia, lasciando la Notte senza il suo simbolo.

Il termine sorpreso nel verso 13 significa «velato» o «offuscato» (un significato già incontrato in Inferno I, 97: "l'occhio sorpriso / d'alcuna nebbia"). Alcuni manoscritti riportano "sul presso del mattino", ma questa versione è meno accreditata.

La descrizione dell'angelo, narrata da Virgilio nei versi 31-36, è stilisticamente raffinata e presenta un'anafora con il ripetersi del verbo Vedi sia all'inizio che alla fine delle due terzine. Nel verso 44, alcune varianti leggono "tal che faria beato per iscripto", interpretato come "la beatitudine pareva scritta sul suo volto". Entrambe le interpretazioni del testo risultano plausibili.

Il salmo cantato dalle anime al verso 46 è il 113, tradizionalmente utilizzato per accompagnare i defunti al luogo di sepoltura, simbolizzando la liberazione dai legami terreni.

La figura del messaggero con un ramoscello d'ulivo nelle mani, menzionata nei versi 70-72, richiama sia l'immaginario classico sia un'usanza documentata all'epoca di Dante, come attestato da Giovanni Villani nella sua Cronica (XII, 105).

I versi 80-81 riprendono quasi letteralmente due episodi dell'Eneide di Virgilio (II, 792-793 e VI, 700-701), dove si raccontano gli incontri di Enea rispettivamente con l'ombra della moglie Creusa e con quella del padre Anchise. Entrambi i passi descrivono il vano tentativo di abbracciare gli spiriti, che svaniscono al tocco.

Nei versi 98-99 si fa riferimento al Giubileo del 1300, proclamato da papa Bonifacio VIII il 22 febbraio, ma retrodatato per includere i pellegrini già presenti dal 24 dicembre 1299. Questo dettaglio implica che Casella sia morto poco prima di quella data. La sua tardiva comparsa in Purgatorio ha suscitato ipotesi, tra cui l'idea che le anime decidano di salire sulla barca dell'angelo solo quando si ritengono pronte, in modo analogo a quanto accade al termine del processo di purificazione.

Fonti: libri scolastici superiori

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