Il Congresso di Vienna e la Restaurazione: come andarono davvero le cose
1) «Riportò tutto com'era prima»: la frase da cui partiamo
2) Prima e dopo: che cosa avevano cambiato la Rivoluzione e Napoleone
3) Come nasce il Congresso di Vienna: un articolo di trattato e quattro date
4) Chi c'era e chi decise davvero: i Quattro, i Cinque, gli Otto
5) Con quale criterio si decise: legittimità, equilibrio, compenso
6) I Cento giorni dentro il Congresso: come la Francia uscì peggio dal 1815 che dal 1814
7) L'Italia dopo il Congresso, Stato per Stato
8) Che cosa restò dell'età napoleonica: quattro sovrani, quattro scelte
9) Santa Alleanza e Quadruplice: due atti, due date, due cose diverse
10) Dai congressi al diritto d'intervento: Aquisgrana, Troppau, Lubiana, Verona
11) Metternich e la paura che muove i sovrani
12) I moti del 1820-21 e del 1830-31: chi si mosse e che cosa chiedeva
13) Le frasi celebri: quali si possono scrivere e quali no
«Riportò tutto com'era prima»: la frase da cui partiamo
Se la verifica è domani. Dieci cose da sapere, ognuna col numero della sezione che la costruisce per intero.
1. Il Congresso di Vienna non nasce da Waterloo: lo convoca l'articolo 32 del primo trattato di Parigi, 30 maggio 1814 (sezione 3).
2. L'Atto finale, cioè il documento che chiude i lavori, è firmato il 9 giugno 1815: nove giorni prima di Waterloo, 18 giugno 1815 (sezione 3).
3. Non ci fu mai una seduta di tutti insieme: a Vienna arrivarono delegazioni da ogni parte d'Europa — quante di preciso non si può dire, e la guida spiega perché — ma decidevano quattro o cinque potenze in stanze private (sezione 4).
4. I criteri furono tre e non uno: legittimità, equilibrio, compenso (sezione 5).
5. Il diritto d'intervento non è di Vienna: nasce col protocollo di Troppau del 19 novembre 1820 (sezione 10).
6. Santa Alleanza e Quadruplice Alleanza sono due atti diversi: 26 settembre 1815 in tre, 20 novembre 1815 in quattro con la Gran Bretagna (sezione 9).
7. La Francia esce peggio dal 1815 che dal 1814, e la colpa è dei Cento giorni (sezione 6).
8. Nel 1815 Metternich è ministro degli Esteri, non cancelliere: lo diventa il 25 maggio 1821 (sezione 11).
9. Codici, vendite dei beni tolti alla Chiesa e ai nobili, gradi militari: molte cose dell'età napoleonica restano, e restano per iscritto (sezioni 2 e 8).
10. «L'Italia è un'espressione geografica» è una frase di Metternich del 1847, non del Congresso (sezione 13).
In fondo alla guida non ripetiamo questo elenco: si torna qui.
Nel 1814 finiscono ventidue anni di guerra. Erano cominciate nel 1792, quando la Francia rivoluzionaria e i re d'Europa si erano messi uno contro l'altro, ed erano continuate con Napoleone, che aveva vinto quasi ovunque e rifatto la carta del continente a modo suo. In primavera Napoleone è sconfitto e lascia il trono. I sovrani che aveva cacciato rientrano nelle loro capitali: i Borbone a Parigi, i Savoia a Torino, il papa a Roma; a Napoli no, perché lì resta Murat, e i Borbone vi rientreranno solo nel giugno 1815. I vincitori — Austria, Russia, Prussia, Gran Bretagna — si danno appuntamento a Vienna per rifare la carta d'Europa: chi tiene quale terra, chi comanda dove, chi risarcisce chi. Ci arrivano ambasciatori da ogni parte, e in città si balla tutto l'inverno mentre nelle stanze si tratta. Il periodo che comincia lì si chiama Restaurazione. Dura, a seconda di dove si sceglie di chiuderlo, fino al 1830 o fino al 1848: la scelta non è neutra, e nei manuali la trovi fatta in tutti e due i modi senza che nessuno ti avvisi.1. Il Congresso di Vienna non nasce da Waterloo: lo convoca l'articolo 32 del primo trattato di Parigi, 30 maggio 1814 (sezione 3).
2. L'Atto finale, cioè il documento che chiude i lavori, è firmato il 9 giugno 1815: nove giorni prima di Waterloo, 18 giugno 1815 (sezione 3).
3. Non ci fu mai una seduta di tutti insieme: a Vienna arrivarono delegazioni da ogni parte d'Europa — quante di preciso non si può dire, e la guida spiega perché — ma decidevano quattro o cinque potenze in stanze private (sezione 4).
4. I criteri furono tre e non uno: legittimità, equilibrio, compenso (sezione 5).
5. Il diritto d'intervento non è di Vienna: nasce col protocollo di Troppau del 19 novembre 1820 (sezione 10).
6. Santa Alleanza e Quadruplice Alleanza sono due atti diversi: 26 settembre 1815 in tre, 20 novembre 1815 in quattro con la Gran Bretagna (sezione 9).
7. La Francia esce peggio dal 1815 che dal 1814, e la colpa è dei Cento giorni (sezione 6).
8. Nel 1815 Metternich è ministro degli Esteri, non cancelliere: lo diventa il 25 maggio 1821 (sezione 11).
9. Codici, vendite dei beni tolti alla Chiesa e ai nobili, gradi militari: molte cose dell'età napoleonica restano, e restano per iscritto (sezioni 2 e 8).
10. «L'Italia è un'espressione geografica» è una frase di Metternich del 1847, non del Congresso (sezione 13).
In fondo alla guida non ripetiamo questo elenco: si torna qui.
Fin qui il racconto. Adesso la frase, quella che gira sui manuali, nei riassunti online e nei temi: «la Restaurazione riportò tutto com'era prima». È comoda, sta in una riga, e sbaglia in tre punti diversi. Conviene smontarla parola per parola.
«Riportò»
L'anno 1789 non compare in nessun trattato di pace. Il primo trattato di Parigi, 30 maggio 1814, fissa i confini della Francia a quelli del 1º gennaio 1792. Il secondo trattato di Parigi, 20 novembre 1815, li stringe ancora, ai confini del 1790, e aggiunge 700 milioni di franchi di indennità — cioè di risarcimento di guerra da pagare ai vincitori — e un'occupazione militare del paese fino a cinque anni, riducibile a tre per espressa previsione dell'articolo V del trattato stesso. Ne durò tre: finì ad Aquisgrana nel 1818 (sezione 10). Guarda che forma ha questa cosa. Non è un ritorno indietro: è una punizione, con una scadenza scritta dentro.«Tutto»
La Charte constitutionnelle del 4 giugno 1814 è la costituzione che Luigi XVIII dà alla Francia appena tornato. All'articolo 68 conferma il Code civil, il codice civile napoleonico. All'articolo 9 dichiara inviolabili tutte le proprietà, «senza alcuna eccezione di quelle che si chiamano nazionali»: i beni nazionali erano terre e case tolte alla Chiesa e ai nobili durante la Rivoluzione e rivendute a chi poteva comprarle. Restano ai compratori.A Napoli succede lo stesso, e per iscritto. La convenzione di Casalanza, 20 maggio 1815, garantisce il debito pubblico, mantiene irrevocabilmente le vendite dei beni dello Stato, conserva ai militari gradi, onori e pensioni, e concede amnistia piena e intera. Nel Lombardo-Veneto il codice francese lascia il posto non al diritto di prima del 1796, ma al codice civile austriaco del 1811, in vigore dal 1º gennaio 1816: cioè a un codice più recente di quello che sostituisce. Treccani, voce Restaurazione, lo dice in cinque parole: «La R. non fu una mera reazione».
«Com'era prima»
Qui il problema è la parola stessa. «Restaurazione» nasce in Francia per il rientro dei Borbone e viene poi estesa a tutta Europa. Restaurare vuol dire rimettere a posto una cosa rovinata: chi usa quella parola sta già dicendo che qualcosa era rotto e che è stato riparato. Non è un'etichetta neutra, è un giudizio travestito da nome d'epoca. Puoi usarla — la usano tutti, la useremo anche noi — purché tu sappia che cosa ci hai sotto.C'è un secondo gesto sbagliato, e vale la pena toglierlo subito perché è ancora più frequente: datare il Congresso «1815» e farlo derivare da Waterloo. L'Atto finale è firmato il 9 giugno 1815, nove giorni prima della battaglia, che è del 18 giugno 1815. Il Congresso chiude mentre la guerra è ancora aperta. Un evento non può essere la conseguenza di una cosa che deve ancora succedere.
La linea del tempo minima. Tienila sott'occhio mentre leggi il resto della guida: quasi tutti gli errori che smonteremo sono errori di ordine, non di contenuto.
1814 30 maggio pace di Parigi: confini francesi al 1792; l'art. 32 convoca il congresso 1814 4 giugno Charte constitutionnelle di Luigi XVIII 1814 fine sett. arrivano a Vienna i plenipotenziari 1814 1 novembre apertura annunciata del Congresso, poi rinviata 1815 9 gennaio la Francia entra nel comitato ristretto 1815 1 marzo Napoleone sbarca a Golfe-Juan, presso Cannes 1815 13 marzo Dichiarazione delle Potenze, a Vienna 1815 19-20 marzo Luigi XVIII lascia le Tuileries; il 20 Napoleone vi entra 1815 9 giugno firma dell'Atto finale del Congresso 1815 18 giugno Waterloo 1815 26 sett. Santa Alleanza 1815 20 novembre seconda pace di Parigi e Quadruplice Alleanza 1818 Aquisgrana: finisce l'occupazione della Francia 1819 20 sett. decreti di Karlsbad 1820 19 novembre protocollo di Troppau: nasce il diritto d'intervento 1821 23 marzo gli austriaci entrano a Napoli 1830 luglio rivoluzione di Parigi e principio di non intervento 1831 feb.-marzo moti in Italia e intervento austriaco 1832 gli austriaci a Bologna, i francesi ad AnconaI plenipotenziari, visto che la parola compare due volte: sono gli inviati con pieni poteri, cioè quelli che possono firmare senza tornare a chiedere il permesso al loro sovrano.
Che anno è. Alle superiori l'argomento è del secondo biennio, cioè terza o quarta, sia al liceo sia al tecnico. Alle medie sta in seconda, non in terza: la terza è dedicata al Novecento. Chi insegna, o chi vuole i riferimenti dei programmi in fila con gli estremi dei decreti, li trova nel blocco finale della guida, non qui.
Come leggere questa guida. Ogni sezione fa due cose, in quest'ordine: prima racconta come andarono le cose, poi dice quale frase da manuale sbaglia e perché. Gli esercizi non stanno in fondo, stanno dentro la sezione che li rende risolvibili, e ognuno ha la mossa che lo sblocca: sono esercizi guidati, non esercizi già svolti. Questa guida è il prerequisito di quella sul Risorgimento: se stai preparando l'Unità d'Italia, comincia da qui e poi passa a il Risorgimento e l unita d Italia.
Esercizio 1 — L'anno che non c'è
Testo. «La Restaurazione riportò l'Europa alla situazione del 1789.» Trova l'errore. Poi dì se la frase è falsa, imprecisa o storiograficamente discutibile: non sono la stessa cosa.La mossa che sblocca. Cerca l'anno nei trattati, non nel manuale: 1789 non c'è. I confini di riferimento sono quelli del 1º gennaio 1792, fissati a Parigi il 30 maggio 1814, e poi quelli del 1790, fissati a Parigi il 20 novembre 1815.
Errore tipico. Correggere l'anno e lasciare intatto il verbo «riportò». Controllo sulla tua frase riscritta: se non compare un verbo come «mantenne», «confermò» o «garantì», hai rifatto lo stesso errore con una data nuova.
Esercizio 2 — Chi possiede la cosa di cui parla il documento
Testo. Charte constitutionnelle, 4 giugno 1814, articolo 9, in italiano: «Tutte le proprietà sono inviolabili, senza alcuna eccezione per quelle che si chiamano nazionali». Originale francese: «Toutes les propriétés sont inviolables, sans aucune exception de celles qu'on appelle nationales». Rispondi a tre domande: chi parla, a chi conviene questa riga, che cosa sarebbe successo senza.La mossa che sblocca. Chiediti sempre chi possiede la cosa di cui il documento parla. I beni nazionali erano terre e case tolte alla Chiesa e ai nobili durante la Rivoluzione e rivendute: stavano in mano a borghesi e contadini che le avevano comprate. Toccarle significava avere contro di sé tutti i compratori.
Errore tipico. Leggere un articolo di legge come se descrivesse i fatti invece di prescriverli. Qui l'articolo non dice che tutto è tornato come prima: dice l'opposto, e lo dice proprio perché qualcuno chiedeva il contrario.
Esercizio 3 — Nove giorni nella direzione sbagliata
Testo. Un manuale scrive: «Dopo la sconfitta di Waterloo le potenze si riunirono a Vienna e firmarono l'Atto finale». Le due date sono 18 giugno 1815 e 9 giugno 1815. Che cosa rende impossibile quella frase, e come la riscrivi in una riga?La mossa che sblocca. Se A è causa di B, A deve avere data anteriore a B. Qui l'effetto dichiarato precede la causa dichiarata di nove giorni: il Congresso chiude mentre la guerra è ancora aperta.
Errore tipico. Salvare la frase dicendo «si stava già lavorando da tempo». È vero, ma non è quello che la frase dice: la frase costruisce un nesso di causa, e il nesso è quello da togliere.
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Prima e dopo: che cosa avevano cambiato la Rivoluzione e Napoleone
Questa sezione serve a una cosa sola: darti il termine di paragone. Se non sai che cosa c'era prima, l'elenco delle cose che «restarono» è un elenco di parole, e tu lo impari a memoria senza capirlo.
Qui non si racconta la Rivoluzione francese e non si racconta l'età napoleonica: sono due storie grosse e meritano una guida a parte. Si mette in fila soltanto il prima e il dopo di cinque cose. Cinque, non venti: sono quelle che nel 1814-15 i sovrani si ritrovano fra le mani e su cui devono decidere, una per una, se tenerle o buttarle. Ogni parola tecnica te la sciolgo sul posto, con parole normali.
La legge
Prima, le regole cambiavano da Stato a Stato e spesso da città a città. Non solo: non erano le stesse per tutti. Un nobile, un prete e un contadino, per lo stesso fatto, rispondevano a tribunali diversi e rischiavano pene diverse. Il diritto ti veniva addosso in base a chi eri, non in base a che cosa avevi fatto.Dopo, un codice unico. Cioè un libro di leggi stampato, ordinato per articoli numerati, uguale per tutti gli abitanti dello Stato, che chiunque sappia leggere può aprire e controllare. Il più famoso è il Code civil francese, il codice civile, del 1804: regola proprietà, contratti, famiglia, eredità. Il punto che conta per questa guida non è la sua bellezza giuridica, è che dopo il 1815 quel codice resta in vigore in mezza Europa, a volte col nome cambiato e a volte no. Quale sovrano lo tenne, quale lo sostituì e quale lo abolì, atto per atto, è nella sezione 8.
Chi comanda sul territorio
Prima, comandavano in tanti: signori con giurisdizione sui propri contadini, città con i loro privilegi scritti, corpi e tribunali locali, ognuno con una fetta di potere ereditata o comprata generazioni prima. È quello che si chiama Antico Regime: la società divisa in ceti — cioè in gruppi che hanno diritti diversi dalla nascita, e ci restano tutta la vita — e il potere sparso in mille mani, nessuna delle quali risponde davvero al re.Dopo, lo Stato diviso in pezzi disegnati a tavolino: province, dipartimenti, circondari. In ogni pezzo un funzionario nominato dal centro, che riscuote, arruola, sorveglia e risponde al governo, non alla famiglia da cui viene. In Francia quel funzionario si chiama prefetto. Non è un dettaglio da nota a piè di pagina: è la differenza fra un sovrano che per far pagare una tassa deve trattare con cento notabili e un sovrano che manda una circolare.
Chi lavora per lo Stato
Prima, le cariche si ereditavano, si compravano, si ottenevano per nascita. Un ufficio pubblico era un bene di famiglia, come un podere.Dopo, funzionari e ufficiali di carriera: presi anche fuori dalla nobiltà, pagati con uno stipendio, promossi per servizio prestato. È il punto che pesa di più sul Mezzogiorno che troverai nella sezione 12, quella dei moti del 1820-21. Sotto Gioacchino Murat — generale francese, cognato di Napoleone, re di Napoli fino al 1815 — si erano formati migliaia di ufficiali e amministratori che venivano dal nulla e che senza quel sistema sarebbero rimasti figli di notai di provincia. Nel 1815 sono ancora lì. Sono vivi, sono giovani, hanno un grado sulla manica e una carriera da difendere. Il re che torna deve decidere che farne, e la scelta la mette per iscritto nella convenzione di Casalanza, 20 maggio 1815: testo e conseguenze nella sezione 8.
La terra
Prima, enormi proprietà della Chiesa e dei nobili, spesso vincolate in modo da non poter essere vendute: restavano lì, di padre in figlio o di convento in convento, e nessuno le comprava perché non erano in vendita.Dopo, quelle terre confiscate e messe all'asta come beni nazionali, cioè proprietà passate allo Stato e rivendute ai privati. A comprarle furono soprattutto borghesi di città e contadini benestanti: gente che con quell'atto notarile è diventata proprietaria e non ha nessuna intenzione di restituire niente. E poi il catasto, cioè il registro che dice chi possiede quale pezzo di terra, quanto è grande e quanto vale. Serve a far pagare le tasse in proporzione a quello che hai, non in base al ceto a cui appartieni. Tienili insieme, questi due: creano una categoria di persone che ha un interesse materiale, misurabile in ettari, a che il passato non torni. È anche la categoria da cui esce buona parte del ceto politico che leggerai nella guida sorella, il Risorgimento e l unita d Italia.
L'esercito
Prima, eserciti di mestiere: volontari, arruolati a contratto, mercenari pagati. Numerosi quanto bastava, e cari.Dopo, la coscrizione: la chiamata obbligatoria alla leva, per classi di età, con le liste compilate comune per comune. È la cosa che le famiglie odiavano di più, perché ti portava via il figlio maschio negli anni in cui serviva nei campi, e perché in guerra spesso non tornava. Ed è anche quella che nessuno Stato tolse più. Ricordatelo: sui codici, come vedrai nella sezione 8, i sovrani decidono caso per caso, mentre la coscrizione non la toglie nessuno. Quando una novità fa comodo a chi comanda, la parola «restaurazione» smette di funzionare come spiegazione.
| Che cosa | Prima | Dopo |
|---|---|---|
| La legge | regole diverse per luogo e per ceto | un codice unico e stampato, uguale per tutti |
| Il territorio | signori, città privilegiate, corpi locali | province e dipartimenti, funzionari nominati dal centro |
| Le cariche | ereditate, comprate, per nascita | carriera, stipendio, promozione per servizio |
| La terra | grandi proprietà di Chiesa e nobiltà, spesso invendibili | beni nazionali venduti all'asta, e il catasto |
| L'esercito | mestiere, volontariato, mercenari | coscrizione obbligatoria |
Messe in fila queste cinque voci, la domanda della guida diventa concreta e smette di essere un'opinione: quali di queste cose i sovrani rimisero indietro nel 1814-15, e quali no. Non «furono reazionari sì o no», ma «che cosa firmarono, e quando». La risposta, sovrano per sovrano e atto per atto, è nella sezione 8.
Due parole di metodo, e poi si va avanti. La prima: «Restaurazione» non è un nome neutro. È una parola che contiene già una tesi, cioè che qualcosa sia stato rimesso a posto com'era. Anche i manuali se ne accorgono: capita che uno lo ammetta a pagina 1 e poi scriva il contrario a pagina 8, ed è il caso su cui lavori nell'esercizio 5. Quando trovi una contraddizione dentro una fonte, non buttare la fonte: la contraddizione è essa stessa un fatto da usare, e sapere quale delle due pagine regge è esattamente il lavoro che ti chiedono all'esame.
La seconda: la Restaurazione si fa finire nel 1830 oppure nel 1848, secondo il manuale che ti capita. La scelta non è un dato, è una tesi. Chi chiude nel 1830 promuove a spartiacque la caduta di Carlo X in Francia; chi chiude nel 1848 promuove il crollo dei regimi e la fuga di Metternich. Nessuna delle due è sbagliata, ma nessuna delle due è neutra, e la prima fa sparire dal quadro i moti italiani del 1831. Quando lo scrivi in un tema, dillo: «secondo chi periodizza così». Sono quattro parole e ti separano da chi ripete.
Esercizio 4 — Togliere il giudizio da una frase
Testo. Riscrivi senza giudizio la frase: «I sovrani reazionari cancellarono le conquiste della Rivoluzione». Poi elenca, in due colonne o in due righe, che cosa perdi e che cosa guadagni nella riscrittura.La mossa che sblocca. Sostituisci ogni aggettivo di valore con un verbo d'azione e un oggetto verificabile: chi fece che cosa, dove, quando, con quale atto. «Reazionari» non è un fatto, è un voto in pagella. «Con l'editto del 21 maggio 1814» è un fatto, perché ha una data, un autore e un testo che qualcuno può andare a leggere. Sul «che cosa perdi»: perdi la carica retorica e la comodità di una frase che copre tutta l'Europa in dodici parole. Sul «che cosa guadagni»: guadagni che ogni pezzo della frase è controllabile, e quindi difendibile davanti a chi ti contesta.
Errore tipico. Cambiare gli aggettivi e tenere il verbo «cancellarono». Se non sai indicare l'atto che cancella qualcosa, il verbo non è documentato: hai solo spostato il giudizio dall'aggettivo al verbo, dove si vede meno.
Esercizio 5 — Due pagine dello stesso manuale
Testo. Un manuale scolastico scrive a pagina 1 che «la Restaurazione non fu un movimento storico mirante al semplice ritorno dell'Ancien Régime», e a pagina 8 che con la Santa Alleanza e la Quadruplice Alleanza «si affermava il principio di intervento». Le due pagine sono compatibili? Rispondi in dieci righe.La mossa che sblocca. Non chiederti quale pagina è «giusta»: chiediti che cosa ciascuna afferma e su quale oggetto. La prima parla di società e di leggi, cioè di codici, amministrazione, proprietà. La seconda parla di diplomazia, cioè di rapporti fra Stati. Due oggetti diversi possono benissimo andare in direzioni diverse, e la prima pagina non cade per colpa della seconda. La seconda però è databile male: il principio d'intervento, cioè il diritto dichiarato di entrare con le truppe in uno Stato altrui per spegnere una rivoluzione, non nasce nel 1815 ma nel 1820, e con un altro atto (sezione 10).
Errore tipico. Concludere che «il manuale è sbagliato» e chiudere lì. La contraddizione va localizzata: la pagina 1 regge, la pagina 8 no, e si può dire perché con un documento in mano e una data sotto il naso. Un manuale non è né una fonte infallibile né carta straccia: è un testo, e i testi si controllano punto per punto.
Esercizio 6 — Dove finisce la Restaurazione
Testo. Un manuale periodizza la Restaurazione 1815-1830, un altro 1815-1848. Dì che cosa implica ciascuna scelta e con quale evento ciascuna chiude.La mossa che sblocca. Una periodizzazione è una tesi travestita da data. Chiediti quale evento viene promosso a spartiacque: nel primo caso la caduta di Carlo X in Francia, nel secondo il crollo dei regimi e la fuga di Metternich. Poi chiediti anche che cosa la scelta nasconde, che è la parte che quasi nessuno scrive: chiudere nel 1830 fa sparire dal racconto i moti italiani del 1831 e quello che ne seguì.
Errore tipico. Scrivere una delle due date come se fosse un fatto di natura. Controllo rapido, da fare sulla tua stessa frase prima di consegnare: se non contiene «secondo chi periodizza così», o una formula equivalente, stai spacciando un'interpretazione per un dato.
Come nasce il Congresso di Vienna: un articolo di trattato e quattro date
La guerra contro Napoleone finisce nella primavera del 1814. I vincitori entrano a Parigi il 31 marzo 1814, Napoleone abdica senza condizioni il 6 aprile, e la prima cosa che i vincitori fanno non è convocare un congresso: è firmare la pace con la Francia.
Il congresso nasce dentro un trattato di pace
Il 30 maggio 1814 i vincitori e la Francia firmano a Parigi il trattato di pace. È un testo lungo, che sistema i confini francesi e una quantità di questioni bilaterali. Ma lascia aperto tutto il resto d'Europa: la Germania, la Polonia, l'Italia, i Paesi Bassi, i mari.E allora, all'art. XXXII (cioè l'articolo 32, i trattati dell'epoca numerano in cifre romane), il trattato mette una riga che vale per il decennio successivo: entro due mesi tutte le potenze impegnate nella guerra manderanno a Vienna i loro plenipotenziari — cioè inviati muniti di pieni poteri, autorizzati a firmare e non solo a riferire — per regolare in un congresso generale gli assetti che devono completare le disposizioni del trattato.
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché regge tutto il resto della guida. Il Congresso di Vienna non è un'idea di Metternich, non è un invito spedito dall'Austria, non è una conferenza convocata dopo una vittoria. È una clausola di un trattato di pace: un impegno che i firmatari prendono l'uno verso l'altro, con una sede, un termine e uno scopo scritti nero su bianco. Chi non si presenta non è scortese: è inadempiente.
Chi arriva, e quando: il congresso che non si riunì mai in seduta plenaria
I due mesi non vengono rispettati. Nessuno protesta, perché nessuno era pronto.I plenipotenziari cominciano ad arrivare da fine settembre 1814. L'apertura formale viene annunciata per il 1º novembre 1814, ma il 30 ottobre 1814 si riuniscono gli Otto — le potenze firmatarie del trattato di Parigi, di cui parliamo nella sezione 4 — e dopo quella riunione l'apertura viene rinviata ancora.
E qui arriva il fatto che manca da quasi tutti i riassunti. La seduta plenaria — la riunione con tutti i delegati dentro la stessa sala, che discutono e votano — non si tiene mai. Britannica lo scrive senza giri di parole: «The congress as a representative body of all Europe never met», cioè «il congresso come organo rappresentativo di tutta l'Europa non si riunì mai». Le decisioni si prendono altrove, in stanze piccole e in comitati: chi c'era davvero e chi decise davvero è la sezione 4.
Nel mezzo, fra il novembre 1814 e la firma, Napoleone torna dall'Elba e l'Europa combatte di nuovo mentre i negoziati continuano. È una storia dentro la storia, e sta nella sezione 6.
Il documento finale: 9 giugno 1815, 121 articoli
L'Atto finale è firmato il 9 giugno 1815 e conta 121 articoli. Quattro cose vanno sapute sul testo, e sono tutte scritte dentro il testo stesso: non servono interpretazioni.| Che cosa stabilisce | Dove sta |
|---|---|
| È redatto in una lingua sola, il francese, con la clausola che questo non crea un precedente per il futuro | art. CXX, cioè art. 120 |
| È depositato a Vienna, e le ratifiche vanno consegnate entro sei mesi — la ratifica è l'approvazione formale con cui ogni sovrano fa proprio il testo che il suo inviato ha firmato | art. CXXI, cioè art. 121 |
| Ha 17 atti allegati che hanno la stessa forza del trattato: non sono appendici, sono parte del patto | art. CXVIII, cioè art. 118 |
| Fra quegli allegati ci sono l'Atto della Confederazione germanica dell'8 giugno 1815 e la dichiarazione sull'abolizione della tratta degli schiavi dell'8 febbraio 1815 | elenco degli allegati |
Le quattro date, in fila e insieme ai fatti che ci stanno accanto, sono queste.
30 maggio 1814 trattato di Parigi, art. 32: il congresso e' convocato fine sett. 1814 arrivano i plenipotenziari 30 ottobre 1814 riunione degli Otto: l'apertura slitta ancora 1 novembre 1814 apertura annunciata (plenaria: mai celebrata) 8 febbraio 1815 dichiarazione sulla tratta degli schiavi -> allegato 8 giugno 1815 Atto della Confederazione germanica -> allegato 9 giugno 1815 Atto finale, 121 articoli -> FIRMA
Gli errori che a questo punto si smontano da soli
Il primo è la formula più diffusa in assoluto, «il Congresso di Vienna, 1815».Quasi tutti: scrivono che il Congresso di Vienna è del 1815, punto. Sembra giusto: l'Atto finale è del 9 giugno 1815, e un evento si data con il suo documento. Davvero: le date sono quattro e sono quattro fatti diversi — la convocazione (30 maggio 1814), l'arrivo dei plenipotenziari (fine settembre 1814), l'apertura annunciata e mai davvero celebrata (1º novembre 1814), la firma (9 giugno 1815). Te ne accorgi: quando tre manuali ti danno tre inizi diversi. Non hanno inventato niente: stanno datando tre fatti diversi con lo stesso nome. L'errore è il nome, non la data.
Il secondo circola parecchio ed è più insidioso, perché la data è vera.
Quasi tutti: danno l'Atto finale all'8 giugno 1815. Sembra giusto: l'8 giugno 1815 c'è davvero un testo importante, firmato a Vienna, con lo stesso valore giuridico del trattato. Davvero: l'8 giugno 1815 è l'Atto della Confederazione germanica, cioè un allegato. L'Atto finale è del giorno dopo, 9 giugno 1815. Te ne accorgi: se cerchi il numero degli articoli. L'Atto finale ne ha 121; il testo dell'8 giugno è la carta costitutiva della Germania e parla d'altro.
Nota sulla lingua. Il testo che fa fede è quello francese. Molte pagine — e la prima versione di questa guida — citano la traduzione inglese coeva, che è comoda ma resta una traduzione: quando un ragionamento si regge su una parola, la parola va cercata nel francese. In questa guida, dove si cita l'inglese, è detto che è inglese.
Tieni presente una cosa, se sei arrivato qui per il Risorgimento: l'Italia da cui parte la guida su il Risorgimento e l unita d Italia è esattamente l'Italia disegnata da questi 121 articoli e dai loro allegati. Questa guida ne è il prerequisito: senza il 9 giugno 1815 il 1848 non si legge.Esercizio 7 — Che cosa prescrive un articolo, e che cosa tace
Testo. L'art. XXXII del trattato di Parigi del 30 maggio 1814 dice, in sostanza: entro due mesi tutte le potenze impegnate nella guerra manderanno plenipotenziari a Vienna, per regolare in un congresso generale gli assetti che devono completare le disposizioni del trattato. Dì tre cose che prescrive e due che non dice.La mossa che sblocca. Nei testi diplomatici conta anche ciò che manca. L'articolo fissa tre cose: la sede (Vienna), l'organo (un congresso generale di plenipotenziari), il termine (due mesi). Non fissa una data d'apertura, non dà una lista di chi partecipa, non dice chi decide. Fai due colonne e riempi prima quella dei silenzi: è lì che si giocherà tutto il resto.
Errore tipico. Dedurre dal silenzio. Siccome l'articolo non esclude nessuno, molte pagine concludono che «a Vienna c'era tutta l'Europa». Il silenzio di un testo non è un'affermazione: è solo un silenzio.
Esercizio 8 — Cinque categorie per sei date
Testo. Assegna ciascuna data alla sua categoria — convocazione, arrivo dei plenipotenziari, apertura annunciata, firma, allegato: 30 maggio 1814; fine settembre 1814; 30 ottobre 1814; 1º novembre 1814; 8 giugno 1815; 9 giugno 1815.La mossa che sblocca. Chiediti ogni volta se stai datando la convocazione, l'apertura, la firma o l'entrata in vigore. Qui c'è in più una quinta categoria, l'allegato: un testo che ha la stessa forza del trattato ma non è il trattato. E attenzione al 30 ottobre 1814, che non è nessuna delle prime quattro: è la riunione degli Otto dopo la quale l'apertura slitta.
Errore tipico. Scrivere «il Congresso si aprì il 1º novembre 1814» senza aggiungere che quell'apertura fu rinviata e che una seduta plenaria non si tenne mai. La frase non è falsa a metà: è vera sulla carta e falsa nei fatti, che è il modo peggiore di sbagliare.
Esercizio 9 — Tre manuali, tre inizi, nessun bugiardo
Testo. Tre manuali datano l'inizio del Congresso a giugno 1814, a settembre 1814 e al 1º novembre 1814. Nessuno dei tre ha inventato la data: spiega da quale fatto viene ciascuna.La mossa che sblocca. Quando le fonti divergono, cerca il fatto dietro ciascuna versione invece di scegliere a maggioranza. Maggio 1814 viene dalla convocazione: è l'art. 32 del trattato di Parigi del 30 maggio 1814 a mandare i plenipotenziari a Vienna, e chi data così sta datando il momento in cui il congresso è deciso, non quello in cui comincia. Settembre viene dall'arrivo dei plenipotenziari; novembre viene dall'apertura annunciata per il 1º novembre 1814. (Nel testo dell'esercizio la prima data va scritta «maggio 1814», non «giugno 1814».)
Errore tipico. Dichiarare «sbagliate» le altre due date, di solito quelle che non stanno sul tuo libro. Sono tre fatti diversi chiamati con lo stesso nome: l'errore è il nome, non la data.
Chi c'era e chi decise davvero: i Quattro, i Cinque, gli Otto
Prima le persone. Se parti dalle sigle — i Quattro, i Cinque, gli Otto — ti resta in mano un organigramma e non capisci niente. I comitati di Vienna sono cinque o sei uomini che si vedono in una stanza, e la stanza cambia di nome a seconda di chi ci entra.
Le persone
Klemens von Metternich è ministro degli Esteri dell'Impero austriaco dall'8 ottobre 1809, e a Vienna è il padrone di casa: il congresso si tiene nella sua città e nel palazzo dove ha l'ufficio. Presiede, fissa gli ordini del giorno, decide chi viene invitato a cena. Trovi scritto quasi dappertutto «il cancelliere austriaco Metternich» già per il 1814: è un anticipo di sette anni. Cancelliere di Stato — cioè capo del governo asburgico, non solo della diplomazia — lo diventa il 25 maggio 1821. Nel periodo del congresso è ministro degli Esteri e basta, e la differenza non è pedanteria: dice quanto potere avesse davvero in casa propria.Lord Castlereagh è il ministro degli Esteri britannico. La Gran Bretagna a Vienna non chiede terre in Europa: chiede che nessuno diventi troppo forte. È una posizione comoda e potentissima, perché le permette di fare da ago della bilancia senza dover difendere un confine.
Lo zar Alessandro I viene a Vienna di persona — cosa che gli altri sovrani non fanno quasi mai in prima persona sui tavoli tecnici — e punta tutto sulla Polonia. È il peso che sposta l'intero congresso, e la ragione per cui il fronte dei vincitori si spacca.
Charles-Maurice de Talleyrand è il personaggio più abile della vicenda. Vescovo prima della Rivoluzione, poi ministro degli Esteri di Napoleone, adesso rappresenta a Vienna il re Luigi XVIII: cioè lo Stato sconfitto, quello contro cui gli altri hanno appena combattuto ventidue anni. È plenipotenziario — un inviato con pieni poteri di trattare e firmare in nome del proprio sovrano — non un osservatore, e la Francia ha firmato la pace di Parigi del 30 maggio 1814 come parte contraente. Trovi manuali che scrivono «la Francia inviò come osservatore il ministro Talleyrand»: è falso, e falsifica tutto il resto, perché toglie alla Francia il titolo giuridico su cui Talleyrand costruisce la sua mossa.
Pedro Gómez Labrador è il plenipotenziario spagnolo. Lo tieni a mente perché finirà per non firmare.
I fatti, in ordine
Il 22 settembre 1814 i ministri di Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna si accordano fra loro, prima ancora che il congresso cominci davvero: saranno loro quattro a decidere la sorte dei territori conquistati, e le altre potenze saranno informate a cose fatte. Sono «i Quattro».Il 24 settembre 1814 arriva Talleyrand e contesta l'accordo. Il suo argomento è formale e per questo funziona: la Francia ha firmato il trattato di Parigi, il congresso nasce da un articolo di quel trattato (lo hai visto nella sezione 3), quindi la Francia sta dove si decide. Per il momento non ottiene niente. Ma ha messo agli atti la contestazione.
Quello che gli apre la porta arriva tre mesi e mezzo dopo, e non è l'eloquenza. È la crisi polacco-sassone, e conviene leggerla come uno scambio a tre. Lo zar vuole tenersi la Polonia, comprese le terre polacche che prima della guerra erano della Prussia. La Prussia accetta di rinunciarci, ma solo se le si dà in cambio la Sassonia, il cui re era rimasto con Napoleone fino alla fine ed è quindi il candidato più facile da spogliare. Austria e Gran Bretagna non ci stanno, perché quello scambio sposterebbe la Russia dentro l'Europa centrale e raddoppierebbe la Prussia ai confini di Vienna. Il 3 gennaio 1815 Austria, Gran Bretagna e Francia firmano un trattato segreto proprio su quella crisi. I Quattro si sono spaccati, e la Francia da problema diventa utile.
Il comitato che disegna materialmente i territori lavora dal 7 gennaio 1815. Il 9 gennaio 1815, su richiesta formale di Castlereagh, la Francia vi è ammessa all'unanimità. Da quel giorno l'organo è a cinque. Entro il 13 febbraio 1815 quel comitato ha già fissato i confini di tutti i territori a nord delle Alpi e posto le basi dell'assetto italiano — l'assetto che vedrai Stato per Stato nella sezione 7, e che è il punto di partenza obbligato della guida sorella sul Risorgimento e l'Unità d'Italia.
L'Encyclopædia Britannica odierna, alla voce sulle guerre napoleoniche, lo dice senza giri: «it was this committee of five that was the real Congress of Vienna», cioè «fu quel comitato dei cinque il vero Congresso di Vienna».
Accanto ai Cinque c'è il comitato degli Otto: i firmatari del trattato di Parigi. Si riunì nove volte (Royle, «The International History Review», 2022). Non è l'organo che decide, è l'organo che dà veste legale a ciò che i Cinque hanno deciso.
| Organo | Chi | Che cosa fa |
|---|---|---|
| I Quattro | Austria, Prussia, Russia, Gran Bretagna | si accordano il 22 settembre 1814 di decidere da soli i territori conquistati |
| I Cinque | i Quattro più la Francia dal 9 gennaio 1815 | disegnano i confini: entro il 13 febbraio 1815 tutto il nord delle Alpi |
| Gli Otto | i firmatari del trattato di Parigi | nove riunioni, veste legale e firma dell'Atto finale |
La Spagna che non firma
La Spagna esce da Vienna retrocessa: potenza di secondo rango, tenuta fuori dalle stanze che contano. Rifiutò di firmare l'Atto finale — il documento unico del 9 giugno 1815 che raccoglie tutti gli accordi del congresso. Nel blocco delle firme la riga «Spain» resta vuota. Labrador contestava che l'Atto contenesse materie mai discusse nel comitato degli Otto: cioè che gli si chiedesse di sottoscrivere decisioni prese altrove. La Spagna aderirà nel 1817.Due frasi da manuale che cadono
La prima: «al Congresso si riunì tutta l'Europa in assemblea». Una seduta plenaria — cioè con tutti i delegati insieme a discutere e votare — non ci fu mai. Le decisioni le presero cinque persone in conferenze private. Le altre delegazioni ricevevano il risultato.La seconda riguarda il luogo, e la trovi persino nelle schede riassuntive dei siti scolastici: non è Schönbrunn. I comitati e le sedute che contarono si tennero al palazzo del Ballhausplatz, sede della Cancelleria di Stato e dell'ufficio di Metternich, dove la sala principale si chiama ancora oggi Kongresssaal, sala del congresso. Alla Hofburg alloggiavano i sovrani e si svolgeva la vita cerimoniale — balli, ricevimenti, la parte che ha fatto la leggenda e di cui parliamo nella sezione 13. E moltissime trattative si fecero, semplicemente, nelle case dei plenipotenziari.
Una cosa che questa guida non ti dice: quante delegazioni ci fossero a Vienna. La cifra «oltre 200 Stati e casate» circola senza riferimento, e nessun testo dà una lista chiusa. Un numero che non si può controllare non si scrive.
Esercizio 10 — Metti ogni fatto nel suo organo
Testo. Assegna al gruppo giusto — i Quattro, i Cinque, gli Otto: l'accordo del 22 settembre 1814; la definizione dei confini a nord delle Alpi; la firma dell'Atto finale; le nove riunioni; il rifiuto della Spagna di firmare.La mossa che sblocca. Distingui l'organo che delibera dall'organo che firma. Non coincidono quasi mai, e il secondo serve a dare veste legale al primo.
Errore tipico. Chiamare «il Congresso» il gruppo dei Cinque. Controllo: se la tua frase dice «il Congresso decise», chiediti chi era nella stanza.
Esercizio 11 — La riga vuota
Testo. Nel blocco delle firme dell'Atto finale la riga «Spain» è vuota. Che cosa se ne ricava, e che cosa non se ne può ricavare?La mossa che sblocca. Un'assenza in un documento è un dato solo se sai perché. Qui il perché è documentato: Labrador contestava che l'Atto contenesse materie mai discusse nel comitato degli Otto.
Errore tipico. Concludere che la Spagna «non partecipò al Congresso». Partecipò, e aderì all'Atto nel 1817: non firmò il 9 giugno 1815.
Esercizio 12 — Tre mesi e mezzo di mezzo
Testo. Fra il 24 settembre 1814, quando Talleyrand contesta l'accordo dei Quattro, e il 9 gennaio 1815, quando la Francia entra nel comitato ristretto, passano tre mesi e mezzo. Che cosa succede in mezzo che rende possibile il secondo fatto?La mossa che sblocca. Cerca il fatto che sta fra la contestazione e il risultato: è il trattato segreto del 3 gennaio 1815 fra Austria, Gran Bretagna e Francia sulla crisi polacco-sassone. Senza la spaccatura fra i vincitori, la Francia resta fuori.
Errore tipico. Raccontare l'ingresso della Francia come un successo di eloquenza di Talleyrand. Ha una data, una causa diplomatica e un prezzo.
Con quale criterio si decise: legittimità, equilibrio, compenso
A Vienna non si tirò a sorte. Ogni riga della carta d'Europa uscita dal Congresso risponde a un criterio, e i criteri sono tre. Conviene guardarli uno per uno, perché non hanno tutti lo stesso statuto: due sono dichiarati e vengono detti ad alta voce, il terzo non è mai proclamato come principio ma sta scritto dentro i singoli articoli del trattato.
La legittimità
Legittimità vuol dire una cosa semplice: comanda chi comandava prima, perché comandava da tanto tempo. La formula è di Talleyrand, il ministro degli Esteri francese, ed è lui a scriverne anche i limiti. Nelle sue Mémoires (volume II) un governo legittimo è quello «consolidato e consacrato da una lunga successione di anni» — in francese «consolidés et consacrés par une longue succession d'années».Subito dopo viene il corollario, cioè la conseguenza che l'autore stesso ricava, ed è la parte che conta davvero. In italiano: il principio non esige che il primo governo — cioè quello repubblicano — sia ristabilito, mentre esige che la corona sia resa a colui al quale appartiene.
«n'exige pas que le premier soit rétabli, tandis qu'il exige que la couronne soit rendue à celui à qui elle appartient»
Detto in parole normali: chi aveva una corona la riavrà; chi aveva una repubblica no, perché il principio non obbliga nessuno a farla rinascere. È una clausola asimmetrica, cioè che pesa in un senso solo. E non è un tradimento del principio: è il principio, per come lo enuncia chi l'ha scritto.Cautela, una riga: le Mémoires sono postume e apologetiche, cioè pubblicate dopo la morte dell'autore e scritte per difenderne l'operato. Documentano la versione di Talleyrand, non un verbale di seduta.
L'equilibrio
L'equilibrio non guarda al passato di un sovrano: guarda alla carta e alle forze. Treccani lo descrive come divisione dell'Europa in sfere d'influenza, con una barriera di Stati ai confini della Francia, l'ingrandimento della Prussia e del Regno di Sardegna, la limitazione della Russia. La domanda non è «di chi era questo territorio nel 1789», ma «chi deve tenerlo perché nessuno torni a essere troppo forte».Sono due domande diverse, e possono dare due risposte diverse sullo stesso pezzo di terra. Quando succede, vince quasi sempre la seconda.
Il compenso
Il compenso è il risarcimento territoriale: hai perso qualcosa da una parte, ti si dà qualcos'altro da un'altra parte, e spesso si conta quanta gente ci abita per vedere se il conto torna.Nell'Atto finale la parola c'è, e con la parola c'è la cosa. L'articolo LXVII (articolo 67) assegna il Granducato di Lussemburgo al re dei Paesi Bassi proprio come compenso — «as a compensation», cioè «come compenso», nella traduzione inglese coeva — per i principati di Nassau. L'articolo LXIX (articolo 69) parla di indennizzo. Il testo che fa fede è però quello francese, dove ricorrono «indemnités», cioè indennità, e «convenances», cioè convenienze. E a Vienna, dal dicembre 1814, lavorava una commissione statistica il cui compito era contare le anime, cioè gli abitanti, da assegnare all'uno o all'altro. Sullo stesso criterio si regge l'amputazione della Sassonia: la Prussia ne ottiene due quinti più i territori renani, come compenso per quello che non ottiene altrove.
Qui la prima versione di questa guida ha sbagliato, e vale la pena dirlo perché è l'errore tipico di chi cerca una parola dentro una traduzione invece che nel testo che fa fede. Si era scritto che nell'Atto finale «compenso» comparisse una volta sola, e per altra materia. Non è così, come mostrano gli articoli appena citati.
La tesi giusta è più forte di quella sbagliata: il compenso non è proclamato in un preambolo come principio, ma è scritto dentro i singoli articoli come motivazione di singole assegnazioni, e c'è perfino una commissione che lo mette in numeri. Non è una pratica nascosta: è una pratica non proclamata.
La prova pratica: Venezia, Genova, Lucca
Il modo migliore per capire come i tre criteri lavorano insieme è guardare le repubbliche che non rinascono.La legittimità spiega perché nessuno era obbligato a farle rinascere. Non spiega però dove finiscono quei territori: su questo il principio, da solo, non dice niente.
Venezia va all'Austria, per l'equilibrio nell'Adriatico e per la logica aperta anni prima con il trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797, quando la repubblica era già stata ceduta a Vienna. Genova va ai Savoia come barriera verso la Francia, e contro le promesse che l'inglese lord Bentinck aveva fatto ai genovesi nel 1814. Lucca è eretta in ducato per Maria Luisa di Borbone come compenso della perdita di Parma: è un caso di compenso, non di legittimità.
Tre repubbliche, tre destini, e un solo criterio non basta a spiegarli. Chi dice che a Vienna «contò solo la legittimità» ha in mano un terzo della spiegazione, e per giunta il terzo che non decide le carte. Chi dice che il principio «fu tradito» ha letto la formula senza il corollario di chi l'aveva scritta.
Da qui, poi, nasce mezzo Risorgimento: un'Italia divisa non per caso ma per criteri espliciti è un'Italia dove chi vuole cambiarla sa esattamente contro che cosa deve argomentare. Se ti serve il seguito, sta nella guida sorella su il Risorgimento e l unita d Italia, di cui questa è il prerequisito.
Ultima cosa, per togliere subito una confusione che gira su parecchi riassunti: il principio d'intervento, cioè il diritto delle potenze di entrare militarmente in uno Stato per spegnervi una rivoluzione, non è uno dei criteri di Vienna. È del 19 novembre 1820, protocollo di Troppau, e ha un altro tavolo: lo trovi nella sezione 10.
Esercizio 13 — La clausola che si legge fino in fondo
Testo. Rileggi la clausola di Talleyrand nella traduzione italiana e rispondi con il testo in mano: quali Stati il principio di legittimità NON obbliga a ricostituire? E che cosa il principio, da solo, non dice affatto?La mossa che sblocca. La mossa non è ricordare l'elenco: è leggere la clausola asimmetrica «non esige... mentre esige». Da lì ricavi che sulle repubbliche non c'è obbligo. Quello che il principio non dice è a chi vadano quei territori: lo decidono equilibrio e compenso.
Errore tipico. Concludere che il principio fu «tradito». Non fu tradito: era scritto così, e chi l'ha scritto lo dice. E, all'opposto, credere che dalla clausola si ricavi il destino concreto di Venezia, Genova e Lucca: non si ricava.
Esercizio 14 — Cinque decisioni, tre criteri
Testo. Classifica secondo il criterio — legittimità, equilibrio, compenso: Ferdinando IV restaurato a Napoli; la Sassonia amputata a favore della Prussia; gli Stati genovesi uniti al Regno di Sardegna; il Lussemburgo al re dei Paesi Bassi; Lucca a Maria Luisa di Borbone.La mossa che sblocca. Chiediti a chi giova la decisione e contro chi. La legittimità guarda al passato del titolare; l'equilibrio guarda alla Francia; il compenso guarda a chi ha perso qualcosa altrove e va risarcito.
Errore tipico. Dire che il compenso «non compare nei trattati». Compare, e con la parola: l'articolo 67 assegna il Lussemburgo come compenso per i principati di Nassau. Quello che non c'è è la proclamazione del compenso come principio.
Esercizio 15 — Dove sta il principio d'intervento
Testo. Il principio d'intervento va collocato al 9 giugno 1815 o al 19 novembre 1820? Motiva indicando l'atto.La mossa che sblocca. Ogni principio ha un documento e una data. Se non sai indicarli, il principio non è ancora tuo.
Errore tipico. Attribuire l'intervento al Congresso o alla Santa Alleanza. Sono cinque anni di differenza e due tavoli diversi (sezione 10).
I Cento giorni dentro il Congresso: come la Francia uscì peggio dal 1815 che dal 1814
Mentre a Vienna si tratta, Napoleone torna. Per capire che cosa succede devi tenere due colonne in testa: una è la Francia, l'altra è Vienna. Se le leggi separate, non capisci niente. Se le leggi insieme, ti accorgi che le potenze firmano un atto contro un uomo che a Parigi non è ancora arrivato, e che un re esce da una reggia la notte prima che ci entri il suo avversario.
Chiamiamo Cento giorni il periodo fra il ritorno di Napoleone in Francia e la sua seconda abdicazione, cioè la seconda rinuncia al trono. Il nome è un'etichetta comoda, non un conteggio esatto: il numero cambia a seconda di dove fai partire e dove fai finire il conto.
Le due colonne, giorno per giorno
data in Francia a Vienna
1 marzo 1815 sbarco a Golfe-Juan,
presso Cannes, con circa
mille uomini
7 marzo 1815 arriva la notizia
dello sbarco
13 marzo 1815 le potenze firmano la
Dichiarazione contro
Napoleone
notte fra il 19 e Luigi XVIII lascia
il 20 marzo 1815 le Tuileries
20 marzo 1815 Napoleone entra
alle Tuileries
23 marzo 1815 il re varca il confine
25 marzo 1815 le quattro potenze
concludono l'alleanza
contro Napoleone
30 marzo 1815 il re arriva a Gand
9 giugno 1815 firma dell'Atto finale
18 giugno 1815 Waterloo
22 giugno 1815 seconda abdicazione
8 luglio 1815 Luigi XVIII rientra
a Parigi
20 novembre 1815 seconda pace di Parigi
Sul numero degli uomini sbarcati le fonti oscillano fra mille e millecento. Il numero 1.500 che si legge in giro è un'altra cosa: è il totale di quanti si erano imbarcati all'Elba. Se lo scrivi come «uomini sbarcati a Golfe-Juan» stai spostando una cifra da una colonna all'altra.La Dichiarazione del 13 marzo 1815, e le due versioni che girano
Il 13 marzo 1815, a Vienna, le potenze firmano la Dichiarazione contro Napoleone. In italiano dice che Napoleone Buonaparte si è posto fuori dalle relazioni civili e sociali e che, come nemico e perturbatore del mondo, si è consegnato alla vendetta pubblica.«Napoléon Buonaparté s'est placé hors des relations civiles et sociales, et que, comme ennemi et perturbateur du monde, il s'est livré à la vindicte publique»
Vindicte publique è un'espressione del linguaggio giuridico francese: vuol dire la punizione che la collettività ha diritto di esigere, non una vendetta privata. È il punto in cui una guerra fra Stati si trasforma in una caccia a una persona.Adesso la parte interessante. Della stessa Dichiarazione circola anche una lezione diversa, cioè una versione del testo con parole diverse: «s'est exclu… il a encouru la vindicte publique», cioè «si è escluso… è incorso nella vendetta pubblica». Questa seconda si legge negli atti del Parlamento britannico, dove la Dichiarazione fu presentata ai Comuni il 7 aprile 1815.
Non è la stessa cosa. Nella prima Napoleone si consegna: il gesto è suo. Nella seconda incorre: la punizione gli piove addosso. Una parola sposta la responsabilità.
La regola per scegliere è semplice: si risale all'atto firmato e depositato. Quello è il testo di Vienna, riprodotto nelle raccolte diplomatiche ottocentesche che pubblicano i trattati per esteso, come quelle di d'Angeberg e di Martens: raccolte che questa guida indica come lezione di riferimento senza averle aperte, come è dichiarato nel blocco delle fonti. La lezione degli atti parlamentari si cita come variante della trasmissione britannica, cioè come una copia passata attraverso un altro canale.
La prima versione di questa guida faceva il contrario, e vale la pena dirlo. Aveva preferito la lezione parlamentare perché veniva da un documento ufficiale di uno Stato. Ma ufficiale non vuol dire originale: una trascrizione, per quanto solenne, viene dopo il documento firmato. La gerarchia delle fonti si misura sulla distanza dall'originale, non sull'autorevolezza di chi ristampa.
La stessa reggia, la stessa notte
In Francia, intanto, succede una cosa che sembra scritta per il teatro. Nella notte fra il 19 e il 20 marzo 1815 Luigi XVIII lascia le Tuileries. Il 20 marzo Napoleone vi entra. Stessa reggia, stessa notte, due uomini che si incrociano senza vedersi. Il re varca il confine il 23 marzo e arriva a Gand, nelle Fiandre, il 30 marzo: da lì aspetterà.Tienilo, questo parallelismo, perché è il modo più rapido per non sbagliare le date. Il 13 marzo appartiene solo a Vienna. La fuga del re è di sei giorni dopo.
Che effetto fa la notizia sui lavori del Congresso
Prima dello sbarco i negoziati procedevano fiaccamente: le potenze litigavano, soprattutto sulla Polonia e sulla Sassonia, e il modo di lavorare era quello che hai visto nella sezione 4, riunioni ristrette fra pochissimi. Treccani lo dice senza giri di parole: la notizia dello sbarco «ricostituì la solidarietà della Grande alleanza e accelerò e facilitò la ricerca di un compromesso».Guarda i numeri. Dal 7 marzo 1815, giorno in cui la notizia arriva a Vienna, al 9 giugno 1815 passano poco più di tre mesi. In quel tempo si arriva alla firma dell'Atto finale, il documento unico che raccoglie tutte le decisioni del Congresso. Tre mesi, dopo che da novembre non si concludeva.
Il 25 marzo 1815, sempre a Vienna, le quattro potenze concludono l'alleanza contro Napoleone. Non è un dettaglio da manuale: quell'alleanza sarà richiamata nel preambolo della Quadruplice del 20 novembre 1815, di cui parliamo nella sezione 9. Il patto che regge l'Europa per gli anni successivi nasce, come testo, in mezzo alla paura del marzo 1815.
Poi la fine, e il conto
Waterloo è il 18 giugno 1815, nove giorni dopo l'Atto finale. La seconda abdicazione è del 22 giugno 1815. Luigi XVIII rientra a Parigi l'8 luglio 1815.Il conto arriva il 20 novembre 1815 con la seconda pace di Parigi. Confronta con quello che la Francia aveva ottenuto l'anno prima, nel primo trattato di Parigi del 30 maggio 1814, quello che aveva anche convocato il Congresso, come hai visto nella sezione 3.
| primo trattato di Parigi, 30 maggio 1814 | seconda pace di Parigi, 20 novembre 1815 | |
|---|---|---|
| Confini | quelli del 1º gennaio 1792 | quelli del 1790 |
| Indennità di guerra | nessuna | 700 milioni di franchi |
| Occupazione militare | nessuna | fino a cinque anni |
L'indennità è la somma che il vinto paga al vincitore. L'occupazione militare è la permanenza di truppe straniere sul territorio francese, pagate dalla Francia, come garanzia che gli impegni siano rispettati.
Un'ultima precisazione, che è anche una lezione di metodo. L'articolo V del trattato stesso permetteva di ridurre l'occupazione a tre anni previo esame della situazione. E tre anni durò: la riduzione fu decisa nel 1818, al congresso di Aquisgrana, di cui parliamo nella sezione 10. Quindi: cinque anni è ciò che l'atto prevede come massimo, tre anni è ciò che accade. Se scrivi «l'occupazione durò cinque anni» sbagli; se scrivi «il trattato prevedeva tre anni» sbagli lo stesso. Sono due piani diversi, e vanno tenuti distinti sempre, non solo qui.
Il senso di tutta la sezione sta in questa differenza fra il 1814 e il 1815. Nel 1814 la Francia era stata trattata con una clemenza sorprendente per l'epoca. Nel 1815 no. In mezzo ci sono i Cento giorni. L'ordine costruito a Vienna, insomma, sapeva punire chi lo rompeva — e questo è esattamente il meccanismo che ritroverai all'opera contro i moti italiani, prima nella sezione 12 e poi, per intero, nella guida sorella il Risorgimento e l unita d Italia, di cui questa guida è il prerequisito.
Esercizio 16 — Le due colonne del marzo 1815
Testo. Costruisci una linea del tempo a due colonne, «in Francia» e «a Vienna», con questi fatti: sbarco a Golfe-Juan; notizia a Vienna; Dichiarazione delle Potenze; Luigi XVIII lascia le Tuileries; Napoleone entra a Parigi; il re varca il confine; il re arriva a Gand; alleanza di Vienna; Atto finale; Waterloo; seconda abdicazione; seconda pace di Parigi.La mossa che sblocca. Datale insieme, non una colonna dopo l'altra. Prendi la data più antica, decidi in quale colonna va, e passa alla successiva qualunque sia la colonna. Il punto è che il 13 marzo a Vienna si firma contro un uomo che a Parigi non è ancora arrivato, e che il re esce dalle Tuileries la notte prima che Napoleone vi entri. Se costruisci prima tutta la colonna francese e poi tutta quella viennese, questi due incastri non li vedi.
Errore tipico. Far finire il Congresso a Waterloo, e far fuggire Luigi XVIII il 13 marzo. Il Congresso finisce il 9 giugno 1815, nove giorni prima di Waterloo. Il re lascia Parigi nella notte fra il 19 e il 20 marzo 1815 e arriva a Gand il 30 marzo: la data del 13 marzo appartiene solo alla colonna di Vienna.
Esercizio 17 — Quale delle due versioni citi
Testo. Della Dichiarazione del 13 marzo 1815 girano due versioni: «s'est placé hors des relations civiles et sociales… il s'est livré à la vindicte publique» e «s'est exclu… il a encouru la vindicte publique». La prima è quella dell'atto firmato a Vienna e riprodotta nelle raccolte diplomatiche; la seconda si legge negli atti del Parlamento britannico. Quale citi, e con quale formula segnali l'altra?La mossa che sblocca. Metti le fonti in ordine di distanza dall'originale: prima l'atto firmato e depositato, poi le raccolte diplomatiche che lo riproducono, poi trascrizioni e traduzioni di trasmissione. Si cita il primo, e la variante si segnala con una formula del tipo «negli atti parlamentari britannici il passo si legge così». Segnalare non è dubitare: è dire al lettore dove sta guardando.
Errore tipico. Preferire una versione perché è stampata in un documento ufficiale di un parlamento, o perché è quella che si trova più spesso in rete. Ufficiale non vuol dire originale, e il numero di occorrenze non è un criterio di verità. Una copia ripetuta mille volte resta una copia.
Esercizio 18 — Causa, pretesto o occasione
Testo. I Cento giorni furono causa, pretesto o occasione dell'accordo fra le potenze? E della durezza della seconda pace di Parigi?La mossa che sblocca. Fissa le tre parole prima di rispondere. La causa resta necessaria anche cambiando scenario: togli quella, e l'effetto non c'è. Il pretesto è la giustificazione dichiarata, e sparisce se lo togli senza che l'effetto cambi. L'occasione accelera qualcosa che stava già andando in quella direzione. Poi fai l'esperimento: togli i Cento giorni e chiediti se l'Atto finale sarebbe stato firmato lo stesso. Le potenze trattavano da novembre, e su quasi tutto avevano già una linea. Rifai lo stesso esperimento sulla seconda pace di Parigi, e vedrai che la risposta cambia: senza i Cento giorni non c'è nessuna ragione per passare dai confini del 1792 a quelli del 1790, per i 700 milioni e per l'occupazione.
Errore tipico. Chiamare causa ciò che è cronaca. Lo sbarco accelera l'accordo, non lo origina. Ma se dai la stessa risposta anche per la seconda pace di Parigi, sbagli dall'altra parte: lì i Cento giorni sono davvero la causa, e va detto perché.
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L'Italia dopo il Congresso, Stato per Stato
Comincia dalla conclusione, così il resto si legge.
Dopo il 1815 l'Austria comanda in Italia su due livelli diversi. Direttamente in Lombardia e nel Veneto: lì l'Austria non influenza lo Stato, lì l'Austria è lo Stato. Indirettamente in Toscana, a Modena e a Parma: lì i troni sono occupati da Asburgo o da parenti degli Asburgo, ma restano Stati sovrani distinti, con leggi proprie, esercito proprio, dogane proprie. Non sono province austriache.
Tieni ferma questa differenza, perché è esattamente quella che il Risorgimento dovrà sciogliere: contro Milano si combatte una guerra di indipendenza, contro Firenze e Modena si fa un'altra cosa. Se la parte italiana del 1815 ti serve come base per il seguito, la guida sorella è il Risorgimento e l unita d Italia: questa ne è il prerequisito, non il riassunto.
Quattro parole, prima della tabella
Senza queste quattro parole la tabella è illeggibile.• Talweg: la linea più profonda del fiume, il filone della corrente. Dire che il confine è il talweg del Po vuol dire che il confine passa in mezzo all'acqua, non su una riva. Nessuno dei due Stati possiede tutto il fiume.
• Legazioni: le province dello Stato pontificio governate da un cardinale legato, cioè da un uomo di fiducia del papa mandato sul posto a comandare. Ravenna, Bologna, Ferrara.
• Stato dei Presidi: un piccolo insieme di piazzeforti e di territori sulla costa maremmana, che fino ad allora aveva avuto un governo proprio. L'articolo 100 lo unisce alla Toscana.
• Reversione: la clausola che dice fin da subito a chi passerà un territorio quando finirà la situazione presente. Lucca ha la reversione alla Toscana, e infatti nel 1847 la Toscana se la prende.
La tabella
L'Atto finale del 9 giugno 1815 è redatto in francese, ed è il francese a fare fede. Le formule che riporto qui sotto vengono dalla traduzione inglese coeva, con l'italiano accanto: quando un testo di trattato conta, si legge nella lingua in cui è stato firmato, non nel riassunto di un manuale.| Stato | Territorio assegnato | Chi lo governa | Articolo dell'Atto finale | Rapporto con l'Austria |
|---|---|---|---|---|
| Impero d'Austria | Milano e Mantova, Venezia con le sue acque, i territori veneti di terraferma, Valtellina con Bormio e Chiavenna; inoltre Istria, Dalmazia, Trieste, Tirolo | l'imperatore d'Austria, tramite i propri governi | XCIII-XCV (93-95) | dominio diretto: qui l'Austria è lo Stato |
| Regno di Sardegna | i confini del 1792, più gli Stati dell'ex Repubblica di Genova uniti per sempre ai domini sabaudi | il re di Sardegna, che assume il titolo di duca di Genova | LXXXV-XCII (85-92) | nessun legame dinastico: è l'unico Stato italiano fuori dall'orbita, ed è pensato come barriera verso la Francia |
| Ducato di Modena, Reggio e Mirandola | Modena, Reggio, Mirandola; Massa e Carrara a Maria Beatrice | Francesco IV, della casa d'Austria-Este | XCVIII (98) | legame dinastico: sovrano di ramo asburgico, Stato sovrano distinto |
| Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla | Parma, Piacenza, Guastalla | Maria Luigia, di casa d'Asburgo | XCIX (99) | legame dinastico, non annessione |
| Granducato di Toscana | la Toscana, più lo Stato dei Presidi, Piombino e parte dell'Elba | Ferdinando III, di casa d'Asburgo-Lorena | C (100) | legame dinastico: Stato sovrano con sovrano di famiglia imperiale |
| Ducato di Lucca | Lucca, eretta in ducato, con 500.000 franchi di rendita | Maria Luisa di Borbone | CI-CII (101-102) | tutela indiretta: ducato provvisorio, con reversione alla Toscana asburgica |
| Stato pontificio | Marche, Camerino, Benevento, Pontecorvo e le legazioni di Ravenna, Bologna e Ferrara | il papa, tramite i cardinali legati | CIII (103) | sorveglianza militare: guarnigioni austriache a Ferrara e Comacchio |
| Regno delle Due Sicilie | il Mezzogiorno continentale e la Sicilia | Ferdinando IV di Borbone, restaurato | CIV (104) | nessun diritto austriaco scritto nell'Atto finale; la restaurazione passa però dalla convenzione di Casalanza del 20 maggio 1815, negoziata con un plenipotenziario austriaco |
Austria: il nome che nell'Atto finale non c'è
Gli articoli 93-95 assegnano all'imperatore Milano e Mantova, Venezia con le sue acque, la terraferma veneta, la Valtellina con Bormio e Chiavenna. I confini sono descritti con cura: verso il Regno di Sardegna quelli del 1º gennaio 1792, verso il ducato di Parma il talweg del Po, verso lo Stato pontificio il corso del Po fino alla foce del Goro.E qui c'è un punto che quasi nessun riassunto dice. Il nome «Regno Lombardo-Veneto» nell'Atto finale non compare. Quel regno nasce da un atto austriaco e solo austriaco: la sovrana patente del 7 aprile 1815, cioè nove settimane prima della firma di Vienna. È la patente a dividerlo in due governi separati dal Mincio, a metterci un viceré, e a lasciarne fuori pezzi che oggi molti ci mettono dentro: Novara resta al Piemonte, l'Alto Adige viene aggregato al Tirolo.
Perciò la frase «il Congresso di Vienna assegnò all'Austria il Regno Lombardo-Veneto» sbaglia due volte: sbaglia l'atto e sbaglia l'ordine dei fatti. Il Congresso assegna territori a un sovrano; il regno lo costruisce quel sovrano, per conto suo, prima. Sudditanza allo stesso sovrano e appartenenza allo stesso regno sono due cose diverse: Trieste e il Tirolo sono austriaci, ma non sono Lombardo-Veneto.
Sardegna, ducati, Lucca
Gli articoli 85-92 riportano il Regno di Sardegna ai confini del 1792 e gli uniscono per sempre gli Stati dell'ex Repubblica di Genova: il re prende il titolo di duca di Genova. Genova era una repubblica, e non torna repubblica. Se ti chiedi come si concili con la legittimità di cui si è parlato nella sezione 5, la risposta è che non si concilia: qui ha lavorato il criterio dell'equilibrio, che fa del Regno di Sardegna una barriera verso la Francia. Nello stesso pacchetto alcuni distretti savoiardi passano a Ginevra, e Chablais e Faucigny entrano nella neutralità svizzera.I ducati stanno in quattro articoli. Modena, Reggio e Mirandola a Francesco IV, Massa e Carrara a Maria Beatrice (art. 98). Parma, Piacenza e Guastalla a Maria Luigia (art. 99). La Toscana a Ferdinando III, con lo Stato dei Presidi, Piombino e parte dell'Elba (art. 100). Lucca eretta in ducato per Maria Luisa di Borbone, con 500.000 franchi di rendita e la reversione alla Toscana (artt. 101-102). Ed è una clausola che funziona davvero: nel 1847 Lucca passa alla Toscana, trentadue anni dopo, esattamente come era scritto.
Stato pontificio: due eccezioni nere su bianco
L'articolo 103 restituisce al papa le Marche, Camerino, Benevento, Pontecorvo e le tre legazioni di Ravenna, Bologna e Ferrara. Poi però aggiunge due cose che quasi nessuno cita.La prima: resta fuori la parte di Ferrara che sta sulla riva sinistra del Po — nella traduzione inglese coeva, «with the exception of that part of Ferrara which is situated on the left bank of the Po», cioè «eccetto quella parte di Ferrara che si trova sulla riva sinistra del Po». La seconda: all'imperatore d'Austria è riconosciuto «the right of placing garrisons at Ferrara and Comacchio», «il diritto di collocare guarnigioni a Ferrara e Comacchio».
Traduci sul terreno. Dentro lo Stato della Chiesa, in due città pontificie, stanno di guarnigione soldati stranieri, e ci stanno per diritto scritto in un trattato europeo. Non è un'occupazione abusiva: è una clausola. Tienila a mente quando arriverai ai moti dell'Italia centrale, nella sezione 12.
Perciò la frase «al papa fu restituito l'intero Stato della Chiesa» è falsa già leggendo l'articolo che la dovrebbe sostenere.
Due Sicilie: il titolo c'è, lo Stato non ancora
L'articolo 104 restaura Ferdinando IV e lo riconosce re delle Due Sicilie. Il titolo è antico: viene dalla pretesa dinastica sulle due corone, quella di Napoli e quella di Sicilia, ed è per questo che un articolo del 1815 può usarlo senza sbagliare.Quello che nel 1815 non esiste ancora è lo Stato unico. Nasce con la Legge fondamentale dell'8 dicembre 1816, che cancella la distinzione fra Regno di Napoli e Regno di Sicilia e fa di Ferdinando IV Ferdinando I. Diciotto mesi dopo l'Atto finale.
Quindi la formula che gira in mezza rete — «nel 1815 il Congresso restituì il Regno delle Due Sicilie a Ferdinando I» — impila due errori in sette parole: uno Stato che non c'è ancora e un numero di re che non c'è ancora.
Un consiglio pratico che vale più di venti nomi di fiumi: stampa una carta muta dell'Italia e tienila accanto alla tabella. Colora di un colore i territori austriaci, di un altro gli Stati con sovrano asburgico, di un terzo quelli senza legame. Se ti servono tre colori e non uno, hai capito la sezione.
Esercizio 19 — La tabella che ti vieta una parola
Testo. Compila una tabella a celle vuote — Stato, capitale, chi governa, rapporto con l'Austria — per tutti gli Stati italiani del 1815. C'è un divieto: non puoi scrivere «dell'Austria» in tutte le righe.La mossa che sblocca. L'ultima colonna si compila distinguendo quattro cose diverse: dominio diretto, legame dinastico, tutela, sorveglianza. Milano è dominio diretto. Firenze e Modena sono legame dinastico. Lucca è tutela, perché è un ducato con la scadenza già scritta. Ferrara è sorveglianza, perché ci sono le guarnigioni. Se la parola nella colonna è sempre la stessa, non hai distinto niente: hai solo ricopiato un'impressione.
Errore tipico. Scrivere che l'Austria «annesse» Toscana, Modena e Parma. Restarono Stati distinti, con sovrani asburgici o imparentati con gli Asburgo. Confondere legame dinastico e annessione cancella proprio la distinzione che ti servirà sul Risorgimento.
Esercizio 20 — Le due eccezioni dell'articolo 103
Testo. Nell'articolo 103 dell'Atto finale trova le due eccezioni alla restituzione al papa e dì che cosa comportano sul terreno. Nella traduzione inglese coeva suonano «with the exception of that part of Ferrara which is situated on the left bank of the Po» e «the right of placing garrisons at Ferrara and Comacchio», cioè «eccetto quella parte di Ferrara che si trova sulla riva sinistra del Po» e «il diritto di collocare guarnigioni a Ferrara e Comacchio».La mossa che sblocca. Nei trattati le eccezioni stanno dopo parole come «eccetto» o «con riserva di»: si leggono per ultime e valgono per prime. Trovata l'eccezione, chiediti che cosa cambia per chi abita lì. Chi comanda in città? Chi ha i soldati alle porte? Un articolo che restituisce una provincia e insieme concede una guarnigione straniera sta dicendo due cose in una.
Errore tipico. Scrivere «al papa fu restituito l'intero Stato della Chiesa». Il testo esclude la parte di Ferrara sulla sinistra del Po e concede guarnigioni austriache a Ferrara e Comacchio.
Esercizio 21 — Tre errori in una riga sola, e non sono dello stesso tipo
Testo. Conta gli errori in questa frase, e per ciascuno dì se è un anacronismo — un nome usato prima che esistesse — oppure un errore di autore, cioè un atto attribuito a chi non l'ha fatto: «Nel 1815 il Congresso di Vienna assegnò all'Austria il Regno Lombardo-Veneto e restituì il Regno delle Due Sicilie a Ferdinando I.» Quanti sono, e di quanto sbagliano?La mossa che sblocca. Per ogni nome proprio chiediti due cose: da quando quel nome indica quella cosa, e quale atto la crea. Il Lombardo-Veneto nasce dalla sovrana patente del 7 aprile 1815, non dall'Atto finale del 9 giugno: lo scarto è di nove settimane, ma soprattutto è di autore, perché è un atto austriaco e non europeo. Il Regno delle Due Sicilie come Stato unico nasce con la Legge fondamentale dell'8 dicembre 1816: diciotto mesi dopo. E il nome del re nel 1815 è Ferdinando IV; Ferdinando I lo diventa proprio con quella legge.
Errore tipico. Correggere solo il nome del re e lasciare in piedi l'attribuzione al Congresso. Il Lombardo-Veneto nasce da una patente austriaca del 7 aprile 1815, non dall'Atto finale.
Che cosa restò dell'età napoleonica: quattro sovrani, quattro scelte
Nella sezione 2 hai visto che cosa avevano cambiato la Rivoluzione e Napoleone: codici uguali per tutti, terre della Chiesa e dei nobili emigrati confiscate e rivendute all'asta, funzionari scelti e formati in un certo modo. Adesso la domanda diventa maneggiabile. I sovrani che tornano sui troni si trovano davanti quella roba lì. Che cosa tengono, e che cosa buttano.
La risposta non è una. Sono quattro scelte diverse, prese in quattro atti che hanno una data precisa. E ognuna ha una ragione pratica, che qui trovi scritta subito sotto l'atto.
Francia, 4 giugno 1814: la Charte
Luigi XVIII concede una carta costituzionale, la Charte (si legge «sciart», vuol dire semplicemente «carta»). Concede: cioè la dà lui dall'alto, non la vota un'assemblea. E fa della Francia una monarchia con due Camere.Tre articoli dicono tutto. L'articolo 8 riconosce ai francesi il diritto di pubblicare e stampare le proprie opinioni, «conformandosi alle leggi»: cioè libertà di stampa dentro i limiti che le leggi fisseranno. L'articolo 9 dice che tutte le proprietà sono inviolabili, «senza alcuna eccezione di quelle che si chiamano nazionali»: i beni nazionali, cioè le terre confiscate e vendute durante la Rivoluzione, restano a chi li ha comprati. L'articolo 68 dice che il Code civil, il codice civile del 1804, e le leggi esistenti «restano in vigore» finché non vengano espressamente abrogate.
Perché. Il re rientra in un paese dove centinaia di migliaia di persone hanno comprato beni nazionali, e dove l'amministrazione è fatta di uomini formati sotto Napoleone. Toccare la proprietà voleva dire mettersi contro tutti i compratori insieme, il giorno stesso del ritorno.
Regno di Napoli, 20 maggio 1815: Casalanza
Casalanza non è una costituzione. È una convenzione militare, cioè l'accordo che chiude una guerra: quella contro Gioacchino Murat, il generale che Napoleone aveva messo sul trono di Napoli. Gli articoli da 1 a 13 riguardano le truppe, e basta.Gli impegni politici stanno altrove, in un'appendice intitolata «Domande addizionali». E sono pesanti. Il debito pubblico sarà garantito. «La vendita dei beni dello Stato è irrevocabilmente mantenuta.» Ogni militare al servizio di Napoli che giuri fedeltà a Ferdinando IV «sarà conservato nei suoi gradi, onori e pensioni». È accordata «piena ed intera Amnistia, senza la menoma eccezione». Ogni napoletano è abilitato agli impieghi civili e militari del Regno.
Perché. Ferdinando rientra mentre l'esercito e l'amministrazione murattiani sono ancora in piedi, armati e al loro posto. Per riavere il trono senza combattere doveva garantire proprio loro. Cinque anni dopo, saranno quegli stessi ufficiali a fare il moto del 1820 (sezione 12).
Lombardo-Veneto, 1º gennaio 1816: il codice austriaco
Entra in vigore il codice civile austriaco del 1811, al posto di quello francese.Perché. L'Austria non torna al diritto di prima del 1796. Sostituisce un codice moderno con un altro codice moderno. Un codice è una raccolta unica e ordinata di regole valide per tutti allo stesso modo: un'amministrazione che deve riscuotere tasse e amministrare giustizia su milioni di persone non può funzionare con le regole sparse, diverse da città a città e da ceto a ceto, dell'Antico Regime.
Regno di Sardegna, 21 maggio 1814: le regie costituzioni
Vittorio Emanuele I richiama in vigore le regie costituzioni — la vecchia raccolta delle leggi sabaude — e le altre disposizioni emanate fino al 23 giugno 1800. È il caso più conservativo dei quattro.Perché. Il Piemonte era stato annesso alla Francia, e i suoi quadri erano stati francesi. Il ritorno all'ordinamento precedente è anche un modo di rimettere al loro posto le famiglie che con Napoleone avevano perso posti e rendite.
Avvertenza, una riga: di questo atto la guida cita una formula riportata concordemente dalle fonti, non un testo verificato sull'originale.
Messe in fila, le quattro scelte si vedono a colpo d'occhio.| Sovrano | Atto e data | Che cosa fa del diritto napoleonico |
|---|---|---|
| Vittorio Emanuele I, Sardegna | regie costituzioni, 21 maggio 1814 | lo abolisce e torna all'ordinamento del 1800 |
| Luigi XVIII, Francia | la Charte, 4 giugno 1814 | conferma Code civil e beni nazionali |
| Ferdinando IV, Due Sicilie | Casalanza, 20 maggio 1815 | garantisce debito, vendite, gradi, amnistia |
| Francesco I, Lombardo-Veneto | codice austriaco, 1º gennaio 1816 | sostituisce un codice con un altro codice |
La contro-prova, fuori d'Italia
La Confederazione germanica, prima di tutto, è l'unione degli Stati tedeschi — una quarantina, dall'Austria e dalla Prussia ai principati minuscoli — creata a Vienna al posto del Sacro Romano Impero, sciolto nel 1806. Non è uno Stato: è una lega di Stati sovrani, con una sola assemblea comune, la Dieta di Francoforte, e con l'Austria alla presidenza. L'articolo 13 del suo atto costitutivo, l'8 giugno 1815, obbliga ogni Stato membro a darsi una costituzione per ceti — in tedesco landständische Verfassung, cioè costituzione degli «stati» del territorio.Attenzione a non leggerci quello che intendiamo noi oggi. «Per ceti» vuol dire che a essere rappresentati sono i gruppi sociali: nobiltà, clero, città. Non i cittadini che valgono uno ciascuno. Non è una costituzione moderna.
Eppure è un obbligo costituzionale scritto dentro un testo della Restaurazione, firmato il giorno prima dell'Atto finale del Congresso. E i liberali tedeschi lo citeranno per trent'anni per chiedere che venga rispettato.
Sul piano europeo il quadro d'insieme è quello che dà Treccani: a eccezione della Spagna e di alcuni principati tedeschi e italiani, fra cui Modena, gli Stati furono retti o con regime costituzionale o con l'assolutismo settecentesco.
Adesso la frase della sezione 1 è finita
Non c'è un ritorno. Ci sono quattro strade diverse, decise da chi rientrava in base a chi doveva convincere per restare. Chi aveva bisogno dei compratori di terre garantì le terre. Chi aveva bisogno degli ufficiali garantì i gradi. Chi non aveva bisogno di nessuno, come in Piemonte, riportò indietro l'orologio.Ecco perché la formula «riportò tutto com'era prima» non regge: per essere vera dovrebbe valere in tutti e quattro i casi, e ne descrive uno solo. E chi la ripete di solito lo fa senza citare un atto: appena chiedi «quale documento, di che data», la frase si scioglie.
Da qui in avanti si capisce anche il seguito. Gli uomini garantiti a Casalanza sono gli stessi che nel 1820 chiederanno una costituzione, e le famiglie rimesse a posto in Piemonte sono le stesse contro cui si muoveranno gli ufficiali del 1821. È il filo che porta dritto alla guida sorella, il Risorgimento e l unita d Italia: questa guida ne è il prerequisito, e senza le quattro scelte qui sopra il Risorgimento sembra nascere dal nulla.
Esercizio 22 — Dove sta scritta la frase che citi
Testo. A Casalanza gli impegni sul debito, sui beni venduti e sui gradi militari non stanno negli articoli da 1 a 13, ma nelle «Domande addizionali». Perché la differenza conta, e come si cita correttamente?La mossa che sblocca. Guarda sempre in quale parte del documento sta la frase che ti serve: corpo, allegato, protocollo, appendice. Cambia il valore giuridico e cambia il modo di citarla.
Errore tipico. Scrivere «l'articolo del trattato di Casalanza stabilisce che...». Molte pagine web lo fanno, e basta aprire il testo per accorgersene.
Esercizio 23 — Quattro sovrani in ordine
Testo. Metti in ordine, dalla scelta più conservativa a quella più continuista con l'età napoleonica: Vittorio Emanuele I, Ferdinando IV, Francesco I d'Austria, Luigi XVIII. Motiva ciascuna con l'atto, la data e la ragione pratica.La mossa che sblocca. Il criterio non è quanto un sovrano fosse «reazionario»: è che cosa fece del diritto e degli uomini del regime precedente — codici, proprietà, funzionari, ufficiali — e da chi dipendeva per restare al suo posto.
Errore tipico. Ordinare per simpatia o per fama. Controllo: se non riesci ad appaiare a ogni nome un atto con la data, non stai ordinando, stai giudicando.
Esercizio 24 — Cinque date, cinque decisioni
Testo. Ordina e dì che cosa decide ciascuna data: 21 maggio 1814; 4 giugno 1814; 20 maggio 1815; 8 giugno 1815, articolo 13 dell'Atto della Confederazione germanica; 1º gennaio 1816.La mossa che sblocca. Nota che quattro di queste date sono anteriori all'Atto finale del 9 giugno 1815. La Restaurazione comincia prima che il Congresso finisca.
Errore tipico. Far derivare dal Congresso tutto ciò che accade fra il 1814 e il 1816. Molte scelte interne sono di ciascun sovrano, e Vienna non le prescrive.
Santa Alleanza e Quadruplice: due atti, due date, due cose diverse
Perché ti conviene distinguerle, in una riga. Una delle due non produce niente; l'altra contiene l'articolo da cui nascono le riunioni periodiche fra le potenze, dalle riunioni nasce il protocollo di Troppau del 19 novembre 1820, e da Troppau esce l'esercito austriaco che nel marzo del 1821 entra nel Regno di Napoli. Se le confondi, quell'esercito ti resta senza spiegazione: sai che è arrivato, non sai da quale carta.
L'appiglio per non sbagliare mai più: la Santa Alleanza ha dentro Dio e nessun numero. La Quadruplice ha 60.000 uomini e una data per rivedersi.
Santa Alleanza — Parigi, 26 settembre 1815
Tre firmatari, e sono tre, non quattro: lo zar Alessandro I di Russia, Federico Guglielmo III di Prussia, Francesco I d'Austria.Il testo è breve, tre articoli, e si apre «nel nome della Santissima e Indivisibile Trinità». I tre monarchi si dichiarano uniti da fraternità, dicono di volersi comportare verso i propri sudditi e verso i propri eserciti «come padri di famiglia» e di essere «soltanto delegati dalla Provvidenza» — cioè di governare per conto di Dio, non per conto proprio. In chiusura invitano ad aderire chiunque condivida quei principi.
Guarda che cosa non c'è. Nessun obbligo misurabile, cioè nessun impegno che si possa contare: nessun territorio nominato, nessun soldato promesso, nessuna scadenza. È una dichiarazione, non un meccanismo.
Il giudizio dello storico W. A. Phillips, nella voce Holy Alliance, The dell'Encyclopaedia Britannica del 1911, è tagliente e va preso alla lettera: si tratta di un trattato generale, «anzi a stento un trattato», che impegnava i firmatari ad agire secondo principi vaghi per nessun fine ben definito. Lord Castlereagh, il ministro degli Esteri britannico, l'avrebbe liquidata, secondo quanto riporta Phillips, come a piece of sublime mysticism and nonsense, cioè «un pezzo di sublime misticismo e assurdità».
La Gran Bretagna, infatti, non firmò. Il principe reggente — il futuro Giorgio IV, che governava al posto del padre malato — spiegò che ogni atto della Corona britannica richiede la controfirma di un ministro, cioè la firma di un membro del governo che se ne assume la responsabilità davanti al Parlamento: un impegno personale fra sovrani, in quel sistema, non è un atto valido. Mandò una lettera di adesione morale e si fermò lì.
Una riga di discrepanza, e basta: le fonti non concordano su chi fu invitato e chi no fra il papa e il sultano ottomano. Ciò che è certo è che la Santa Sede non firmò né aderì.
Quadruplice Alleanza — Parigi, 20 novembre 1815
Meno di due mesi dopo, stessa città, atto di natura opposta.Prima cosa da sapere, perché quasi nessun riassunto la dice: non è un atto unico sottoscritto in quattro. Sono tre trattati bilaterali identici — bilaterale vuol dire fra due sole parti — firmati lo stesso giorno dalla Gran Bretagna con l'Austria, con la Russia e con la Prussia. Quattro potenze legate a due a due, con lo stesso testo ripetuto tre volte.
Il contenuto, per articoli:
• art. II: esclusione perpetua di Napoleone e della sua famiglia dal trono, con l'impegno a concertarsi — cioè a mettersi d'accordo prima di agire — se «gli stessi principi rivoluzionari» tornassero a sconvolgere la Francia. La Francia, nominata per nome. Non «ogni rivoluzione in Europa».
• art. III: 60.000 uomini a testa, in caso di attacco.
• art. VI: l'impegno a rinnovare le riunioni a scadenze fisse, per consultarsi sugli interessi comuni. È la vera novità dell'atto, ed è l'articolo da cui esce tutta la sezione 10.
Su quest'ultimo punto Phillips è ancora più netto: fu quell'articolo del trattato del 20 novembre 1815, più che la Santa Alleanza, a fondare il serio tentativo compiuto dalle grandi potenze, fra il 1815 e il 1822, di governare l'Europa di concerto. Tienilo a mente: la macchina dei congressi non nasce dal documento religioso, nasce da una clausola tecnica su quando rivedersi.
Ecco le due carte una accanto all'altra.
| Santa Alleanza | Quadruplice Alleanza | |
|---|---|---|
| Data | 26 settembre 1815, Parigi | 20 novembre 1815, Parigi |
| Firmatari | tre: Russia, Prussia, Austria | quattro, ma in tre trattati a due a due, con dentro la Gran Bretagna |
| Forma | un testo unico, tre articoli | tre trattati bilaterali identici |
| Contenuto | principi religiosi e morali | esclusione dei Bonaparte, 60.000 uomini, riunioni periodiche |
| Che cosa produce | nulla di operativo | il sistema dei congressi della sezione 10 |
Gli errori che questa sezione toglie di mezzo
Il primo è fonderle in una cosa sola, con una formula che gira in tanti riassunti: «Santa Alleanza e Quadruplice alleanza, 1815, Austria Prussia Russia e Gran Bretagna». Sono due date diverse, due elenchi di firmatari diversi e due nature diverse. Basta la Gran Bretagna a smontarla: fuori dalla prima, dentro la seconda.Il secondo è leggere l'art. II della Quadruplice come impegno a reprimere ogni tentativo rivoluzionario in Europa. Il testo parla della Francia. La distanza fra quella formula da manuale e il testo del trattato è esattamente lo spazio in cui, fra il 1818 e il 1820, si combatte la partita che racconta la sezione 10: l'Austria, la Russia e la Prussia allargheranno l'impegno a tutta l'Europa, e Londra dirà di no. Castlereagh lo mise per iscritto nel documento di Stato del 5 maggio 1820: l'alleanza non fu mai concepita come un'unione per il governo del mondo, né per la sorveglianza degli affari interni di altri Stati.
Il terzo è di lessico. «Santa Alleanza» usata come sinonimo di macchina repressiva è un'etichetta polemica dell'Ottocento — lo storico Mark Jarrett scrive che presso liberali e patrioti quel nome «diventò un insulto» — non la descrizione di un'istituzione. L'uso è talmente diffuso che lo trovi anche in ottime enciclopedie, e non serve correggerlo con la matita rossa ogni volta: serve sapere che quando lo leggi stai leggendo un giudizio, non un fatto. Ti tornerà utile leggendo i moti della sezione 12 e, più avanti, la guida sorella sul Risorgimento e l unita d Italia, dove quell'etichetta compare a ogni pagina nelle parole dei patrioti.
Ultima trappola, e sta dentro una fonte autorevole: la Treccani, alla voce Santa alleanza, scrive «Francesco II d'Austria». Come imperatore d'Austria era Francesco I. Francesco II era il suo titolo di imperatore del Sacro Romano Impero, decaduto nel 1806. Se citi quella voce, cita il resto e non il nome.
Esercizio 25 — Otto voci, due colonne
Testo. Assegna ciascuna voce alla Santa Alleanza o alla Quadruplice, e per ognuna dì che cosa quella voce ti fa capire della natura dell'atto: 26 settembre 1815; 20 novembre 1815; tre firmatari; la Gran Bretagna dentro; testo religioso in tre articoli; 60.000 uomini; riunioni a scadenze fisse; tre trattati bilaterali.La mossa che sblocca. Chiediti se il documento contiene un obbligo misurabile. Se ci sono numeri di soldati e scadenze è un trattato operativo; se ci sono solo principi è una dichiarazione.
Errore tipico. Rispondere «entrambe» per la Gran Bretagna. Il principe reggente britannico non firma la Santa Alleanza, e la Quadruplice è firmata proprio dal ministro britannico Castlereagh.
Esercizio 26 — Due articoli a fronte
Testo. Metti a fronte l'art. II della Quadruplice, che impegna le parti a concertarsi se i principi rivoluzionari tornassero a sconvolgere la Francia, e l'art. I della Santa Alleanza, in cui i sovrani si dichiarano uniti da fraternità e si impegnano a prestarsi assistenza come membri di una stessa famiglia cristiana. Rispondi a quattro domande: chi si impegna, verso chi, a fare che cosa, su quale territorio.La mossa che sblocca. Cerca l'oggetto geografico dell'impegno. Nella Quadruplice c'è un paese nominato; nella Santa Alleanza non c'è nessun territorio, perché non c'è nessun obbligo.
Errore tipico. Leggere l'art. II come impegno a reprimere ogni tentativo rivoluzionario in Europa. È la formula di molti manuali, e la differenza fra quella formula e il testo è tutta la sezione 10.
Esercizio 27 — Due spazi per tre firmatari
Testo. Un esercizio da manuale chiede: «La Santa Alleanza venne stipulata fra ______ e ______». Che cosa c'è di sbagliato nella domanda, prima ancora che nella risposta?La mossa che sblocca. Conta gli spazi vuoti prima di riempirli: due spazi per tre firmatari. Il formato dell'esercizio insegna l'errore.
Errore tipico. Riempire i due spazi con «Austria e Russia» e sentirsi in regola. Quando un esercizio non ha posto per la risposta giusta, la risposta giusta è dirlo.
Dai congressi al diritto d'intervento: Aquisgrana, Troppau, Lubiana, Verona
L'articolo VI della Quadruplice Alleanza del 20 novembre 1815 (sezione 9) diceva una cosa sola, ma pesante: rivediamoci. Le potenze si impegnavano a rinnovare i loro incontri a scadenze fisse, per consultarsi sui loro interessi comuni. Non era una promessa generica: nei sette anni che seguirono le potenze si rividero quattro volte, e in quelle quattro riunioni si decide che cosa l'ordine di Vienna è disposto a fare per difendersi.
Vale la pena seguirle una per una, perché ognuna fa una cosa diversa e i manuali tendono a schiacciarle tutte su Vienna 1815.
Aquisgrana, 1º ottobre - 15 novembre 1818
Si comincia dai conti. Un trattato del 9 ottobre 1818 regola i debiti di guerra della Francia, cioè le somme che il secondo trattato di Parigi le aveva imposto. Si stabilisce poi che le truppe d'occupazione lascino il territorio francese entro il 30 novembre 1818: tre anni invece dei cinque possibili. E si ammette la Francia fra le potenze come pari. Da quattro diventano cinque.Il 15 novembre 1818, però, un protocollo segreto rinnova fra i quattro la vecchia alleanza. Nello stesso mese si accoglie l'ex nemico al tavolo e ci si copre le spalle alle sue spalle. Tienilo a mente: è il modo di funzionare di tutto il sistema.
Troppau, ottobre - dicembre 1820
È la riunione che conta, e se di questa sezione ricordi una data sola, ricorda questa.Il protocollo del 19 novembre 1820 stabilisce che gli Stati i quali abbiano subito una rivoluzione siano esclusi dall'alleanza europea, e che le potenze usino la forza per riportarveli. In parole normali: se in un paese scoppia una rivoluzione, quel paese esce dal consorzio delle potenze finché non torna com'era, e le altre hanno titolo per entrarci con l'esercito e rimetterlo a posto.
Il principio d'intervento nasce qui. Non a Vienna nel 1815, non nella Santa Alleanza del 26 settembre 1815. Cinque anni dopo il Congresso, in una città della Slesia austriaca, e per iniziativa delle tre corti orientali.
Gran Bretagna e Francia a Troppau c'erano solo con osservatori, e rifiutarono di accettare il protocollo. La posizione britannica non è un'impressione: ha un testo, ed è dell'anno prima. È lo State Paper di Castlereagh del 5 maggio 1820 — «State Paper» vuol dire memorandum ufficiale del governo, messo per iscritto per fissare una linea. In italiano dice che l'alleanza non fu mai intesa come un'unione per il governo del mondo, o per la sorveglianza degli affari interni di altri Stati.
«never was however intended as an Union for the Government of the World, or for the superintendence of the internal affairs of other States»
Un documento inglese del maggio 1820 nega in anticipo ciò che il protocollo russo-austro-prussiano del novembre 1820 proclamerà. Le due carte non stanno nello stesso mondo, e la storia del decennio successivo è il loro scontro.Lubiana, 26 gennaio - 12 maggio 1821
A Lubiana si passa dalla carta ai fatti. Ci sono i sovrani orientali, e ci sono i principi italiani convocati: il re delle Due Sicilie Ferdinando I, il granduca di Toscana Ferdinando III, il duca di Modena Francesco IV.Si decide di abolire la costituzione concessa a Napoli nel luglio 1820 e si autorizza l'esercito austriaco a restaurare la monarchia assoluta. Il principio proclamato a Troppau poco più di due mesi prima diventa una colonna di soldati che scende lungo la penisola. Che cosa quella colonna trovò e come finì lo vedi nella sezione 12.
Verona, 20 ottobre - 14 dicembre 1822
È l'ultima riunione tenuta in base alla Quadruplice. Autorizza la spedizione francese in Spagna del 1823, che chiude il triennio costituzionale spagnolo. E si spacca sull'America spagnola: lì la minaccia britannica di usare la flotta produce abbastanza discordia da mandare in pezzi il sistema dei congressi.Attenzione al verbo, perché è la cosa che quasi nessun riassunto dice bene: il sistema dei congressi non viene sciolto. Nessuno lo abolisce, nessuno firma la sua fine. Si rompe, perché due delle cinque potenze non ci stanno più.
Il seguito, e qui bisogna stare attenti all'ordine
Nel luglio 1830 la Francia caccia Carlo X. Luigi Filippo diventa «re dei francesi» — non «re di Francia»: re di persone, non di un territorio ereditato — e proclama il principio opposto a quello di Troppau, il non intervento: nessuno Stato deve entrare in casa d'altri.Proclamarlo non è applicarlo, e i mesi successivi lo dimostrano due volte.
Nel marzo 1831 l'Austria interviene nei ducati italiani e nelle legazioni pontificie, cioè le province dello Stato della Chiesa amministrate da un cardinale legato. La Francia non si muove. Gli insorti italiani avevano contato sul non intervento proclamato l'anno prima, e restano soli. È la stagione della formula riferita a Casimir Périer, presidente del Consiglio francese: «il sangue francese non appartiene che alla Francia».
E nel 1832 la Francia contraddice il proprio principio: sbarca ad Ancona, dentro lo Stato pontificio, senza esserne richiesta (sezione 12). Un principio proclamato e un principio applicato sono due cose diverse. Chi ha proclamato il non intervento lo ha lasciato cadere nel 1831 e violato nel 1832.
Questo è anche il punto in cui questa guida diventa il prerequisito dell'altra: senza il principio d'intervento e il suo rovescio non si capisce perché nel 1848 e nel 1859 la domanda decisiva del Risorgimento sarà sempre la stessa, chi entra e chi resta fuori. La trovi svolta in il Risorgimento e l unita d Italia.
Un contro-caso che vale doppio
C'è un episodio che manda all'aria la dottrina di Troppau, e sono le stesse potenze a produrlo: l'indipendenza della Grecia.Lì Russia, Gran Bretagna e Francia intervengono contro un sovrano legittimo, il sultano ottomano, e a favore di sudditi insorti. La flotta congiunta distrugge quella turco-egiziana a Navarino nel 1827; la pace di Adrianopoli è del 1829; il protocollo di Londra del 3 febbraio 1830 riconosce la Grecia indipendente.
È l'esatto rovescio di ciò che a Troppau, dieci anni prima, avevano proclamato Russia, Austria e Prussia: e la Russia è fra le potenze che qui intervengono. Non è un'eccezione marginale: mostra che il sistema di Vienna si contraddiceva da solo quando in gioco c'era l'equilibrio in Oriente. Il principio valeva finché conveniva.
1815 20 novembre Quadruplice, art. VI: «rivedersi» 1818 ott-nov AQUISGRANA ammette la Francia (+ protocollo segreto a quattro) 1820 5 maggio State Paper di Castlereagh: no al governo del mondo 1820 19 novembre TROPPAU proclama il diritto d'intervento 1821 gen-maggio LUBIANA autorizza l'esercito austriaco a Napoli 1822 ott-dic VERONA autorizza la Spagna, si spacca sull'America 1827 Navarino · 1830 Londra, 3 febbraio: la Grecia, intervento al contrario 1830 luglio Luigi Filippo proclama il NON intervento 1831 marzo l'Austria entra nei ducati, la Francia non si muove 1832 febbraio la Francia sbarca ad Ancona
Esercizio 28 — I quattro congressi, ciascuno col suo verbo
Testo. Appaia a ciascun congresso la decisione che lo identifica e la data: Aquisgrana, Troppau, Lubiana, Verona.La mossa che sblocca. Ogni congresso ha un verbo suo. Aquisgrana ammette (la Francia fra le potenze, autunno 1818). Troppau proclama (il diritto d'intervento, 19 novembre 1820). Lubiana autorizza (l'esercito austriaco a Napoli, primavera 1821). Verona si rompe (sull'America spagnola, fine 1822). Se sai il verbo, la data viene dietro da sola.
Errore tipico. Datare Troppau al 1821 perché l'intervento a Napoli è del 1821. Il protocollo è del 19 novembre 1820: prima si stabilisce il principio, poi lo si applica. Sono due riunioni diverse in due città diverse, a poco più di due mesi di distanza.
Esercizio 29 — Due carte del 1820, una contro l'altra
Testo. Confronta il protocollo di Troppau (19 novembre 1820) e lo State Paper di Castlereagh (5 maggio 1820): chi parla, a chi, che cosa chiede di fare, che cosa nega.La mossa che sblocca. Chiediti che cosa ciascun testo autorizza. Uno autorizza un esercito a entrare in casa d'altri; l'altro nega che l'alleanza sia un governo del mondo. E guarda l'ordine dei mesi: il rifiuto britannico è di maggio, la proclamazione è di novembre. Londra dice no prima ancora che la proposta sia messa nero su bianco.
Errore tipico. Leggere i due testi come descrizioni di com'era l'Europa. Non descrivono: prescrivono. Sono due atti in conflitto, e la storia del decennio è quel conflitto, non uno dei due preso da solo.
Esercizio 30 — Diritto d'intervento e non intervento, alla prova dei fatti
Testo. Diritto d'intervento e principio di non intervento: definiscili, datali, dì chi sostiene ciascuno e contro chi. Poi metti alla prova il secondo con due fatti: l'Austria nei ducati nel marzo 1831 e i francesi ad Ancona nel 1832.La mossa che sblocca. Sono due dottrine opposte, non due sfumature della stessa cosa. E su ciascuna fatti due domande separate: chi l'ha proclamata, e chi l'ha applicata. Le risposte non coincidono, ed è proprio lì che c'è qualcosa da dire.
Errore tipico. Usare i due termini nella stessa frase come se descrivessero un unico «clima dell'epoca». E scrivere che nel 1831 la Francia applicò il non intervento all'Italia: nel 1831 non lo fece valere, e nel 1832 lo contraddisse sbarcando ad Ancona.
Gli errori tipici di questa sezione
Quasi tutti: fanno nascere il principio d'intervento al Congresso di Vienna, o dentro la Santa Alleanza. Sembra giusto: il Congresso è del 1815, la Santa Alleanza pure, e negli anni successivi le potenze intervengono davvero. Sembra tutto un blocco unico. Davvero: il principio è del protocollo di Troppau, 19 novembre 1820, cinque anni dopo. La Santa Alleanza del 26 settembre 1815 è una dichiarazione di principi cristiani firmata da tre sovrani; la Quadruplice del 20 novembre 1815 obbliga a rivedersi, non a intervenire ovunque. Te ne accorgi: quando devi spiegare perché Gran Bretagna e Francia, che erano a Vienna nel 1815, a Troppau nel 1820 rifiutano di firmare. Se il principio fosse nato a Vienna, quel rifiuto sarebbe incomprensibile.Metternich e la paura che muove i sovrani
Fin qui abbiamo visto che cosa fu deciso a Vienna e con quale criterio. Manca la domanda che i manuali saltano: perché ai sovrani interessava tanto tornare indietro? La risposta più onesta è che avevano paura, e la paura aveva ragioni concrete.
Guarda che cosa era successo nei vent'anni precedenti. Il re di Francia e la regina erano stati processati e ghigliottinati: non deposti, non esiliati, processati come imputati e uccisi. La nobiltà e la Chiesa avevano perso le terre, le decime (cioè la quota di raccolto che i contadini dovevano alla Chiesa), i tribunali propri, le esenzioni fiscali, cioè il diritto di non pagare le tasse che pagavano gli altri. Molte famiglie erano fuggite e avevano visto vendere all'asta i loro beni a compratori nuovi, spesso borghesi del posto. Interi Stati erano stati cancellati dalla carta geografica e rifatti con un altro nome e un altro sovrano.
Chi torna nel 1814 non teme un'idea astratta. Teme che ricominci quella cosa lì, e sa che non può nemmeno disfarla del tutto: come hai visto nella sezione 8, le vendite dei beni non furono annullate, perché annullarle avrebbe messo contro il sovrano tutti quelli che avevano comprato. Ecco perché, sotto i tre criteri della sezione 5 — legittimità, equilibrio, compenso — corre un quarto motore che nei trattati non è scritto da nessuna parte: la paura che il 1789 si ripeta.
Tienilo in mente, perché cambia il modo di leggere l'uomo che a scuola diventa il simbolo di tutta l'epoca.
L'uomo
Nome per esteso: Klemens Wenzel Nepomuk Lothar, principe di Metternich-Winneburg-Beilstein. Nato a Coblenza il 15 maggio 1773, nell'arcivescovado di Treviri; morto a Vienna l'11 giugno 1859.Non era austriaco di nascita. Era un nobile renano dell'Impero, di una famiglia al servizio degli arcivescovi di Treviri, cioè di un principe della Chiesa che era anche sovrano di un territorio. I possedimenti renani della famiglia andarono perduti con l'occupazione francese; restò la tenuta boema di Königswart, e da lì venivano le entrate. Studia a Strasburgo dal 1788 e se ne va nel 1790, davanti alla Rivoluzione che si allarga. La sua ostilità alla Rivoluzione non è una posizione teorica presa sui libri: ha una data e un luogo, e comincia con una famiglia che perde le proprie terre. Nel 1795 sposa Eleonore von Kaunitz, e il matrimonio gli apre le porte dell'alta nobiltà austriaca.
Detto questo, la frase «Metternich, cancelliere tedesco» che si legge in giro è sbagliata due volte, e correggerla in «austriaco» la aggiusta solo a metà: era un renano suddito degli Asburgo, e la seconda parola è quella che sbagliano tutti.
Le cariche, che sono la cosa più sbagliata dai manuali
Le cariche di Metternich sono tre, con tre date precise.| Carica | Da quando | Che cosa vuol dire |
|---|---|---|
| Ministro degli Esteri | 8 ottobre 1809 | dirige la politica estera dell'Impero austriaco |
| Principe | ottobre 1813 | titolo nobiliare, non un incarico di governo |
| Cancelliere di Stato | 25 maggio 1821 | capo della cancelleria, il vertice amministrativo |
Ora la conseguenza. Nel 1814 e nel 1815, cioè agli anni del Congresso, Metternich è ministro degli Esteri. Chiamarlo «cancelliere» in quegli anni è un anacronismo di sette anni se ci si riferisce al 1814 e di sei se ci si riferisce al 1815, cioè si usa un titolo che quella persona avrà solo dopo. E «primo ministro austriaco» è ancora peggio, perché è una carica che l'Austria non aveva: non esisteva un capo del governo con quel nome da attribuirgli.
C'è un terzo errore che gira spesso insieme ai primi due: che sia stato lui a convocare il Congresso. Non è così. La convocazione sta scritta nell'articolo 32 del primo trattato di Parigi, quello del 30 maggio 1814, che manda i plenipotenziari a Vienna: lo hai visto nella sezione 3. Un trattato firmato da più potenze convoca un congresso; un ministro non convoca niente da solo.
Come si governa l'opinione: i decreti di Karlsbad
Nel 1819 lo scrittore Kotzebue viene assassinato dallo studente Karl Sand. I ministri degli Stati tedeschi si riuniscono allora a Karlsbad dal 6 al 31 agosto 1819, e la Dieta — l'assemblea dei governi della Confederazione germanica — approva i decreti il 20 settembre 1819.Sono quattro provvedimenti:
• censura uniforme dei periodici, cioè controllo preventivo su giornali e riviste in tutti gli Stati allo stesso modo;
• scioglimento delle Burschenschaften, cioè le associazioni studentesche universitarie;
• curatori di sorveglianza nelle scuole e nelle università, cioè funzionari del governo messi dentro gli istituti a controllare che cosa si insegna;
• una commissione centrale d'inchiesta con sede a Magonza, che indaga sulle attività considerate sovversive.
Guarda i destinatari, perché sono tutta la spiegazione: giornali, studenti, professori. È un dispositivo rivolto all'opinione colta, dentro un'area precisa, la Confederazione germanica. Non c'è un codice penale nuovo, non c'è niente sui contadini, non c'è niente che valga in Italia, in Francia o in Russia.
Per questo la formula «i decreti di Karlsbad furono la repressione della Restaurazione» è imprecisa: quei decreti hanno una data, un'occasione e un perimetro. Nota anche l'ordine, perché serve: Karlsbad è del settembre 1819, mentre il protocollo di Troppau, quello che afferma il diritto d'intervento armato negli Stati altrui, arriva dopo, il 19 novembre 1820, e lo trovi nella sezione 10. Sono due cose diverse a più di un anno di distanza.
«Sistema Metternich»: qui si entra in storiografia, e va detto
Storiografia vuol dire: come gli storici discutono fra loro su come leggere i fatti. Non è la stessa cosa dei fatti, e va scritto in modo che si veda la differenza.Sul punto ci sono due posizioni forti da conoscere. Wolfram Siemann, nella lettura che ne dà Christopher Clark, respinge la nozione stessa di «sistema Metternich»: gli apparati repressivi costruiti dopo il 1815 non furono imposti da lui, ma riflettevano un accordo di fondo fra le potenze su che cosa fosse la sicurezza. A. J. P. Taylor è ancora più netto, e in italiano suona così: l'Austria non sconfisse Napoleone, l'Austria non dettò la pace di Vienna. Sono tesi, e come tali si citano, con il nome di chi le sostiene.
Ne segue una cosa pratica per te. «Metternich fu il padrone d'Europa» non è un errore di data che si corregge con un controllo: è una tesi discussa, e nel compito si tratta come tale. Se la scrivi, la scrivi attribuendola a qualcuno, oppure dicendo che è una lettura tradizionale che la storiografia recente contesta.
Un'ultima cosa, per non cadere nella trappola più diffusa: la frase sull'Italia «espressione geografica» è davvero di Metternich, ma è del 1847, non del 1815, e non fu detta al Congresso. La trovi con testo e data nella sezione 13, dove si vede anche perché la versione che gira in italiano è più sprezzante dell'originale.
Se stai preparando l'Ottocento italiano, questa è la sezione da tenere sotto mano: il Risorgimento e l unita d Italia comincia dove finisce questa guida, e senza il quadro di qui — chi comandava, con quale titolo, contro che cosa — le date di là restano nomi da mandare a memoria.
Esercizio 31 — Quattro etichette da correggere
Testo. Correggi queste quattro etichette: «il cancelliere austriaco Metternich convocò il Congresso nel 1814»; «Metternich, cancelliere tedesco»; «il primo ministro austriaco»; «Metternich fu il padrone d'Europa».La mossa che sblocca. Per ogni etichetta chiediti tre cose in fila: quale carica, in quale anno, per quale atto. La prima cade due volte, sulla carica (nel 1814 è ministro degli Esteri, cancelliere di Stato dal 25 maggio 1821) e sull'atto (la convocazione sta nell'articolo 32 del trattato di Parigi del 30 maggio 1814). La seconda cade su «cancelliere» e su «tedesco». La terza cade su una carica che l'Austria non aveva. La quarta non cade su niente di tutto questo: non è un errore di fatto, è una tesi, e va trattata come tale, dicendo chi la sostiene e chi la contesta.
Errore tipico. Correggere «tedesco» con «austriaco» e fermarsi lì. Era un nobile renano suddito degli Asburgo, nato a Coblenza il 15 maggio 1773: la correzione secca perde il fatto più interessante, cioè che la sua avversione alla Rivoluzione nasce dalla perdita dei beni di famiglia.
Esercizio 32 — I decreti di Karlsbad, e quello che dentro non c'è
Testo. I decreti di Karlsbad del 20 settembre 1819: elenca i quattro provvedimenti e dì su chi ricadono. Poi dì che cosa non contengono.La mossa che sblocca. Parti dai destinatari, non dalle parole: per ciascuno dei quattro provvedimenti chiediti addosso a chi ricade, e vedrai che gli ambienti colpiti sono sempre gli stessi. Per la seconda metà della domanda procedi per esclusione: chiediti quali materie un dispositivo repressivo dell'epoca potrebbe toccare e qui non tocca, e su quale territorio i decreti valgono. E aggiungi l'occasione: l'assassinio di Kotzebue per mano di Karl Sand, con la riunione dei ministri dal 6 al 31 agosto 1819.
Errore tipico. Presentarli come «la repressione della Restaurazione» in blocco. Hanno una data, un'area e un'occasione precise, e non vanno confusi con il diritto d'intervento, che è del protocollo di Troppau del 19 novembre 1820.
Esercizio 33 — Tre linee, sette date
Testo. Appaia ciascuna data alla cosa giusta, distinguendo tre linee — la vita, le cariche, gli atti: 15 maggio 1773; 1790; 8 ottobre 1809; 1813; agosto-settembre 1819; 25 maggio 1821; 1848.La mossa che sblocca. Tieni le tre linee separate, una per riga, e vedrai da sola dove nasce la confusione dei manuali: nasce dal sovrapporle, prendendo una data della vita e usandola come se fosse una carica.
vita 1773 nascita a Coblenza ......... 1790 lascia Strasburgo cariche ........ 1809 ministro Esteri ... 1813 principe ... 1821 cancelliere di Stato atti ................................. 1819 Karlsbad ......... 1848 fine del governoErrore tipico. Usare «cancelliere» come sinonimo di «Metternich», in qualunque anno. Il controllo è meccanico: prima del 25 maggio 1821 la parola giusta è «ministro degli Esteri». Se la data che stai scrivendo è 1814, 1815 o 1819, «cancelliere» è sbagliato.
I moti del 1820-21 e del 1830-31: chi si mosse e che cosa chiedeva
Prima le persone e le ragioni, poi le date. Senza questo paragrafo i moti restano un elenco di nomi e di giorni, e non si capisce né perché scoppiarono né perché finirono in poche settimane.
Chi si muove
Ufficiali formati sotto Napoleone e sotto Murat, che dopo il 1815 si ritrovano declassati, messi in sospetto o senza carriera. Nel Mezzogiorno molti di loro erano stati confermati nei gradi dalla convenzione di Casalanza del 20 maggio 1815, come hai visto nella sezione 8: un esercito con quadri murattiani dentro uno Stato borbonico è già di per sé una tensione.Accanto a loro, borghesi che avevano comprato i beni nazionali — cioè le terre della Chiesa e dei feudatari messe all'asta durante il periodo francese — e che temono per la proprietà appena acquistata. Poi avvocati, medici, negozianti, studenti, qualche prete di campagna.
Molti stanno dentro società segrete. Nel Mezzogiorno la più diffusa è la Carboneria: riti, giuramenti, gradi di iniziazione, gruppi locali chiamati vendite, e un obiettivo politico semplicissimo, la costituzione.
Che cosa chiedono
Sono liberali. Vuol dire una cosa precisa: chiedono che il potere del re sia limitato da una costituzione scritta e da un parlamento eletto. Non chiedono la repubblica, e quasi mai il voto a tutti.La carta che chiedono ha un nome e un indirizzo: la Costituzione di Cadice del 1812, spagnola. In concreto prevede la sovranità della nazione — cioè il potere che nasce dal paese e non dalla persona del re —, una camera sola, un suffragio maschile indiretto ma molto largo, e un re che non può sciogliere le Cortes, il parlamento spagnolo, né decidere da solo le tasse.
È questo che la rende una parola d'ordine da Madrid a Napoli a Torino: è una carta già scritta, già stampata, che si può chiedere senza doverla inventare.
Chi non si muove
I contadini, cioè la stragrande maggioranza del paese. La costituzione non prometteva loro né terra né meno tasse, e il voto lo legava alla proprietà o al reddito.Tienilo presente quando arrivi alla fine del ciclo: bastano poche migliaia di austriaci per chiudere la partita perché dietro i rivoluzionari non c'è il paese.
Il ciclo 1820-21, nell'ordine
Spagna, 1º gennaio 1820: si sollevano le truppe destinate all'America, e Ferdinando VII è costretto a rimettere in vigore la Costituzione di Cadice.Portogallo, 24 agosto 1820: la rivoluzione di Porto, che porterà alla costituzione del 1822. Le costituzioni concesse nel ciclo sono quattro, non tre: Spagna, Portogallo, Napoli, Piemonte.
Napoli: nella notte fra l'1 e il 2 luglio 1820 il moto parte da Nola, con il carbonaro don Luigi Minichini e 127 fra sottufficiali e soldati di un reggimento di cavalleria, guidati dai sottotenenti Michele Morelli e Giuseppe Silvati. Il 3 luglio, la mattina, entrano ad Avellino, e il comando passa al tenente colonnello De Concilj. Il 6 luglio Ferdinando I promette la costituzione con un decreto; il 7 luglio concede quella spagnola; il 13 luglio la giura. Promessa, concessione e giuramento sono tre atti e tre date, e i riassunti li schiacciano quasi sempre in uno solo.
Palermo, 15 luglio 1820, durante il festino di Santa Rosalia: la città è in mano agli insorti il 17. Qui però c'è l'omonimia più insidiosa del capitolo. A Palermo il «1812» che si invoca non è Cadice, è la costituzione siciliana del 1812, più conservatrice, con una camera dei pari non elettiva, e la richiesta è l'autonomia dell'isola, soppressa nel 1816. Due carte dello stesso anno, due richieste opposte: e infatti il governo rivoluzionario di Napoli reprime Palermo con le armi.
Poi arriva l'Europa, con gli strumenti che hai visto nella sezione 10. Troppau proclama il diritto d'intervento il 19 novembre 1820. A Lubiana, nel gennaio 1821, Ferdinando I — partito col permesso del proprio parlamento, ottenuto col pretesto di andare a difendere la costituzione — chiede l'intervento austriaco. L'esercito napoletano di Guglielmo Pepe è sconfitto a Rieti e Antrodoco fra il 7 e il 10 marzo 1821; gli austriaci entrano a Napoli il 23 marzo 1821.
Piemonte. Prima tre nomi, altrimenti le date non si leggono. Vittorio Emanuele I è il re. Carlo Felice è suo fratello, l'erede, e in quei giorni non è a Torino. Carlo Alberto è il giovane principe di Carignano, cioè l'erede del ramo collaterale, quello con cui i congiurati avevano parlato prima del moto: è lui a ritrovarsi reggente per pochi giorni. Ecco i fatti, seguendo il Dizionario Biografico degli Italiani:
10 marzo 1821 insorge la cittadella di Alessandria
12 marzo 1821 Vittorio Emanuele I comunica ai ministri che abdica
in favore di Carlo Felice, reggenza a Carlo Alberto
13 marzo 1821 la sera, il reggente concede la costituzione di Spagna,
salva l'approvazione di Carlo Felice
15 marzo 1821 la giura
18 marzo 1821 proclama di Carlo Felice: nullo ogni atto successivo
all'abdicazione (pubblicato il 21 marzo)
8 aprile 1821 gli insorti sconfitti presso Novara da truppe sabaude
e da 15.000 austriaci
Discrepanza dichiarata, perché qui cambia il fatto: Treccani dà l'8 marzo per Alessandria e il 12 per l'abdicazione, Britannica il 10 e il 13. Questa guida segue il DBI.
Il ciclo 1830-31
Luglio 1830: Parigi caccia Carlo X, Luigi Filippo diventa «re dei francesi» — non più «re di Francia», e il cambio di parola è un cambio di titolo di legittimità — e proclama il non intervento. Agosto: il Belgio. Novembre: la Polonia, schiacciata dalla Russia.In Italia il moto doveva partire da Modena il 5 febbraio 1831, ma nella notte fra il 3 e il 4 Francesco IV fa circondare la casa di Ciro Menotti e arrestare i congiurati. Il 4 febbraio scoppia a Bologna; il 5 febbraio a Modena, e Francesco IV fugge a Mantova; a Parma i moti sono di metà mese: Maria Luigia lascia la città nella notte fra il 14 e il 15 febbraio e il 18 febbraio decreta il trasferimento del governo a Piacenza. Nelle Romagne, nelle Marche e in Umbria gli insorti cacciano i governatori del papa e si danno un governo comune, con sede a Bologna: le Province Unite Italiane.
A marzo gli austriaci travolgono ogni resistenza; a fine marzo il moto è represso. Menotti è giustiziato il 26 maggio 1831.
Poi la coda, e l'ordine conta: il 28 gennaio 1832 gli austriaci rientrano a Bologna; il 31 gennaio la Francia chiede al papa di ritirarli; il 1º febbraio il cardinale Bernetti rifiuta; e il 22-23 febbraio 1832 una spedizione francese sbarca ad Ancona, come contromossa. Una convenzione la regola il 16 aprile. Le due occupazioni finiscono entrambe nel 1838.
Prima Bologna, poi Ancona: invertirle significa raccontare una risposta prima della mossa.
Che cosa resta
Quattro costituzioni concesse e poi revocate fra il 1821 e il 1823: Napoli nel marzo 1821, il Piemonte in aprile, il Portogallo con il decreto del 18 giugno 1823, la Spagna il 1º ottobre 1823. Nel 1830-31 la Francia cambia dinastia e regime e il Belgio diventa indipendente.E in Italia, dopo la repressione, il memorandum del 21 maggio 1831: le cinque potenze impongono a Gregorio XVI la laicizzazione dell'amministrazione — cioè affidare a laici, e non a ecclesiastici, gli uffici dello Stato —, una riforma giudiziaria, consigli comunali elettivi e una Consulta con controllo effettivo sul bilancio.
Un moto «fallito» che produce un ultimatum riformatore delle grandi potenze non è un moto senza esito. Qui la formula da cui siamo partiti nella sezione 1, «riportò tutto com'era prima», mostra il suo secondo difetto: non solo la Restaurazione non riportò tutto indietro, ma nemmeno le sue vittorie sui moti lasciarono le cose dove stavano.
Da qui in poi comincia un'altra storia, ed è quella della guida sorella: il Risorgimento e l unita d Italia. Questa guida ne è il prerequisito: senza il 1820-21 e il 1830-31 non si capisce perché dopo il 1831 la strada delle società segrete regionali venga abbandonata.
Esercizio 34 — Due «costituzioni del 1812»
Testo. Due carte si chiamano tutte e due «costituzione del 1812»: quella di Cadice (sovranità della nazione, camera unica, suffragio maschile indiretto molto largo) e quella siciliana (camera dei pari non elettiva, autonomia dell'isola). Napoli nel 1820 chiede la prima, Palermo la seconda. Che cosa ci ricavi sul rapporto fra le due città?La mossa che sblocca. Non fermarti al nome: guarda chi vota e chi decide le tasse in ciascuna delle due carte, e chiediti a chi conviene. Da lì capisci perché il governo rivoluzionario di Napoli manda le truppe contro una città che pure si è sollevata.
Errore tipico. Scrivere che «la stessa costituzione fu chiesta ovunque, da Madrid a Palermo». Il nome è lo stesso, il contenuto no, e la rivoluzione napoletana reprime quella siciliana.
Esercizio 35 — Perché bastarono così pochi soldati
Testo. Perché nel 1821 bastano poche decine di migliaia di austriaci per chiudere due rivoluzioni? Rispondi partendo da chi si era mosso e da chi non si era mosso.La mossa che sblocca. Fai due elenchi: chi c'era nelle piazze e nei reggimenti, e chi mancava. Poi chiediti che cosa la Costituzione di Cadice prometteva a un contadino: né terra né meno tasse, e il voto legato alla proprietà.
Errore tipico. Rispondere solo con i numeri degli eserciti. I numeri dicono come finì la battaglia, non perché nessuno si sollevò per impedirla.
Esercizio 36 — La conseguenza che precede la causa
Testo. Una pagina web molto letta racconta il moto piemontese così: Alessandria il 10 marzo 1820, abdicazione il 12 marzo 1820, Novara l'8 aprile 1820 — e nello stesso testo dice che i piemontesi si mossero dopo l'esempio di Napoli, che essa stessa data al luglio 1820. Trova l'errore, e dì che cosa rende impossibile quella versione anche senza consultare nulla.La mossa che sblocca. Controlla la coerenza interna prima delle date: se A è causa di B, A deve venire prima. Qui la conseguenza precede la causa di quattro mesi, quindi l'anno di una delle due serie è sbagliato.
Errore tipico. Fidarti dell'ordine in cui i fatti sono raccontati. L'ordine del racconto non è l'ordine dei fatti, e in questo caso i moti piemontesi sono del 1821.
Esercizio 37 — Il memorandum del 21 maggio 1831
Testo. Memorandum del 21 maggio 1831 a Gregorio XVI: chi lo scrive, a chi, che cosa chiede, e che cosa succede dopo.La mossa che sblocca. Chiediti chi ha interesse a chiedere riforme in uno Stato che ha appena contribuito a riconquistare. La risposta spiega perché il documento esiste: le potenze ritenevano quello Stato ingovernabile così com'era.
Errore tipico. Usarlo come prova che i moti «vinsero». Non vinsero: fu la repressione a produrre la richiesta di riforme, ed è un esito diverso e più interessante.
Le frasi celebri: quali si possono scrivere e quali no
La posta in gioco, in una riga. Se in un tema scrivi «come disse Talleyrand» davanti a una frase che Talleyrand non ha mai detto, prendi una riga rossa. Questa sezione ti dice quali frasi puoi usare, con quale formula, e quali è meglio lasciare fuori. Le frasi apocrife — cioè attribuite a qualcuno che non le ha mai dette — non si evitano: si nominano dicendo che sono apocrife, ed è la cosa più elegante che puoi fare in un compito.
Il criterio è uno solo, e vale per tutte. Una frase ha quattro livelli possibili. Documentata: esiste un testo scritto dalla persona a cui la attribuisci, con una data e un destinatario. Riferita da una fonte di seconda mano: qualcuno racconta di averla sentita, e il racconto è stampato molto dopo. Non documentata: nessuno sa da dove venga, gira e basta. Mal attribuita, o apocrifa: il testo esiste e la fonte si trova, ma l'autore è un altro, e spesso l'argomento è un altro ancora. Sono quattro cose diverse e si scrivono con quattro verbi diversi. (Nel riquadro finale va aggiunta la quarta formula: mal attribuita -> «la frase che si cita di solito come di X è in realtà di Y, data, e riguardava Z».)
| Frase | Attribuita a | Stato |
|---|---|---|
| «L'Italia è un'espressione geografica» | Metternich | documentata (dispaccio del 6 agosto 1847) |
| «Il congresso non cammina, danza» | principe de Ligne | riferita da una fonte di seconda mano (memorie del 1843) |
| «Non hanno imparato nulla e non hanno dimenticato nulla» | Talleyrand | non documentata come sua: la fonte dice un'altra cosa |
| «Quando la Francia starnutisce, l'Europa prende il raffreddore» | Metternich | non documentata |
| «L'esattezza è la cortesia dei re» | Luigi XVIII | non documentata |
| «Un nulla altisonante», sulla Santa Alleanza | Metternich | riferita da una fonte di seconda mano |
| «Un pezzo di sublime misticismo e assurdità», sulla Santa Alleanza | Castlereagh | riferita da una fonte di seconda mano |
Documentata: «L'Italia è un'espressione geografica»
Questa frase esiste, ed è scritta di pugno di Metternich. Sta in un dispaccio circolare — una nota spedita con lo stesso testo a più ambasciate contemporaneamente — indirizzato al conte Apponyi, ambasciatore austriaco a Parigi, Vienna 6 agosto 1847: «L'Italie est une expression géographique. La péninsule Italienne est composée d'États souverains et indépendants les uns des autres», cioè «L'Italia è un'espressione geografica. La penisola italiana è composta di Stati sovrani e indipendenti l'uno dall'altro». La nota dell'editore dice che fu inviata in termini identici anche a Londra, a Pietroburgo e a Berlino. Pochi mesi prima, in una lettera confidenziale del 12 aprile 1847 allo stesso Apponyi, Metternich aveva scritto «une dénomination géographique», una denominazione geografica: stessa idea, parole leggermente diverse.Due cose da sapere prima di usarla. La prima è la data: è del 1847, non del 1815. Collocarla al Congresso di Vienna è un errore di trentadue anni, e il 1847 è già la vigilia del Quarantotto, cioè materia della guida sorella sul Risorgimento e l unita d Italia. La seconda è il tono. Non è una battuta sprezzante buttata lì a tavola: apre una dichiarazione ufficiale con cui l'Austria comunica alle cancellerie europee che intende rispettare i trattati e gli Stati che quei trattati garantiscono. La forma che gira in italiano, «l'Italia non è che un'espressione geografica», è più cattiva dell'originale: quel «non è che» ce l'abbiamo messo noi.
Piccola prova di metodo, e vale più della frase stessa. Qui la verifica alla fonte ha smentito le fonti secondarie. Due siti danno «2 agosto 1847»; uno di questi cambia perfino destinatario e testo, e mette «un nome geografico» al posto di «un'espressione geografica». Il volume a stampa del 1883 in cui il dispaccio è pubblicato dice 6 agosto e dice Apponyi. Quando due siti concordano fra loro e discordano dal documento, hanno torto tutti e due.
Riferita da una fonte di seconda mano: «Il congresso non cammina, danza»
«Le Congrès ne marche pas, il danse». È la frase più citata di tutta la vicenda, e serve a dire una cosa vera: che mentre i Quattro decidevano in riunioni private, come hai visto nella sezione 4, le delegazioni arrivate da tutta Europa riempivano Vienna di feste. Chi l'ha detta, però, lo sappiamo solo per sentito dire. La tramanda A. de La Garde-Chambonas, Fêtes et souvenirs du Congrès de Vienne, 1843, tomo II, p. 548, dove non è nemmeno l'autore a riferirla in prima persona: è il principe Koslowski a raccontarla, attribuendola al principe de Ligne. Un libro di memorie stampato quasi trent'anni dopo i fatti, che riporta il ricordo di un terzo.Non è un motivo per rinunciarci. È un motivo per scriverla così: «secondo la formula riferita da La Garde-Chambonas». Formula sbagliata, e la trovi dappertutto in rete: «come disse Talleyrand».
Apocrifa: «Non hanno imparato nulla e non hanno dimenticato nulla»
Il testo esiste, la data esiste, l'autore esiste. Solo che non è Talleyrand e non parla dei Borbone rientrati in Francia nel 1814. La frase è «Personne n'est corrigé; personne n'a su ni rien oublier ni rien apprendre», cioè «nessuno si è corretto; nessuno ha saputo né dimenticare né imparare nulla». È del cavaliere de Panat, in una lettera a Mallet du Pan spedita da Londra nel gennaio 1796, e parla degli emigrati francesi di quell'anno: gente scappata dalla Rivoluzione che a Londra continuava a comportarsi come prima del 1789.Qui il caso è più forte di un semplice «non si trova la fonte»: la fonte si trova, e dice un'altra cosa. L'attribuzione a Talleyrand era già segnalata come dubbia da Ramage nel 1866. Se la usi, la usi così: «la frase che si cita di solito come di Talleyrand è in realtà del cavaliere de Panat, gennaio 1796, e riguardava gli emigrati». Detta in questo modo, in un tema, vale il doppio della citazione.
Non documentate: da non scrivere come citazioni
Due frasi girano su tutti i siti di aforismi e non hanno dietro nessun documento.«Quando la Francia starnutisce, l'Europa prende il raffreddore», attribuita a Metternich. L'unica traccia rintracciabile è una biografia divulgativa uscita nel 1958: nessuna data, nessun destinatario, nessun testo originale. Non è dichiarata falsa, è dichiarata non verificabile, che è peggio per chi deve citarla.
«L'esattezza è la cortesia dei re», attribuita a Luigi XVIII. Stessa situazione.
Se proprio ti servono, esiste una formula onesta: «frase tradizionalmente attribuita a Metternich, di cui non si conosce la fonte». Il verbo giusto non è «disse»: è «gli viene attribuita».
Riportate da una fonte specialistica, con il tramite dichiarato
Sulla Santa Alleanza del 26 settembre 1815, di cui parla la sezione 9, circolano tre giudizi molto citati. Metternich l'avrebbe chiamata «a loud-sounding nothing», un nulla altisonante. Castlereagh, il ministro britannico, «a piece of sublime mysticism and nonsense», un pezzo di sublime misticismo e assurdità. E l'imperatore Francesco I avrebbe detto che se era questione di politica ne avrebbe parlato al cancelliere, se di religione al confessore.Tutte e tre arrivano dallo stesso studioso, W. A. Phillips. Le fonti originali, in questa guida, non sono state aperte. Quindi si citano dicendo da dove arrivano: «secondo quanto riporta Phillips». È la stessa regola di prima, applicata a un tramite serio invece che a un sito di aforismi. Cambia il grado di fiducia, non cambia il dovere di dire chi te l'ha detto.
LE TRE FORMULE, DA IMPARARE A MEMORIA documentata -> «Metternich scrive, il 6 agosto 1847, che ...» riferita -> «secondo la formula riferita da La Garde-Chambonas ...» non documentata -> «gli viene attribuita, ma non se ne conosce la fonte»
Esercizio 38 — Quattro frasi, quattro etichette
Testo. Assegna lo stato a quattro frasi — «L'Italia è un'espressione geografica», «Il congresso non cammina, danza», «Non hanno imparato nulla e non hanno dimenticato nulla», «Quando la Francia starnutisce l'Europa prende il raffreddore» — e per ciascuna scrivi la formula esatta con cui la useresti in un tema.La mossa che sblocca. Chiediti sempre tre cose: c'è un testo, di chi è la penna, chi lo riporta. Poi scegli il verbo: «scrive», «secondo la formula riferita da», «gli viene attribuita ma non se ne conosce la fonte».
Errore tipico. Trattare «non documentata» come «falsa». Sono due stati diversi: uno dice che la fonte non si trova, l'altro che la fonte dice un'altra cosa.
Esercizio 39 — Che cosa manca, materialmente
Testo. Che cosa servirebbe, materialmente, per promuovere «Quando la Francia starnutisce...» da non documentata a documentata? E «Il congresso non cammina, danza» da riferita a documentata?La mossa che sblocca. Elenca l'oggetto fisico che manca: una lettera datata con destinatario, un dispaccio protocollato, un diario scritto in quei giorni. Non «una fonte più autorevole»: un documento.
Errore tipico. Rispondere «una ricerca più approfondita». Se non sai dire quale foglio dovresti avere in mano, non hai capito che cosa manca.
Esercizio 40 — Le due date di ogni frase celebre
Testo. Spiega la catena di trasmissione tenendo separate due colonne, «quando il fatto sarebbe avvenuto» e «quando ne abbiamo notizia stampata»: gennaio 1796; 1815; 1843; 6 agosto 1847; 1866; 1883.La mossa che sblocca. Quasi tutte le frasi celebri di questo capitolo hanno le due date lontane decenni: la memoria che le riporta è stampata molto dopo, e a volte da chi non c'era.
Errore tipico. Datare una frase all'anno in cui è stato stampato il libro che la riporta, oppure all'evento a cui piacerebbe che si riferisse.
Fonti: Acte final du Congrès de Vienne, 9 giugno 1815, testo francese (lingua che fa fede, art. CXX) — Wikisource francese; da collazionare con d'Angeberg, Le Congrès de Vienne et les traités de 1815, e con Martens, Nouveau Recueil de traités; Final Act of the Congress of Vienna, 9 giugno 1815, traduzione inglese coeva usata solo come appoggio e dichiarata come tale: https://en.wikisource.org/wiki/Final_Act_of_the_Congress_of_Vienna/General_Treaty; Trattato di Parigi, 30 maggio 1814, art. XXXII (convocazione del congresso generale): https://en.wikisource.org/wiki/Treaty_of_Paris_(1814); Secondo trattato di Parigi, 20 novembre 1815, art. V (occupazione fino a cinque anni, riducibile a tre); Trattato della Quadruplice Alleanza, 20 novembre 1815, artt. I-VI: https://en.wikisource.org/wiki/Quadruple_Alliance; Testo della Santa Alleanza, 26 settembre 1815, e voce «Holy Alliance, The» di W. A. Phillips, Encyclopaedia Britannica 1911: https://en.wikisource.org/wiki/1911_Encyclop%C3%A6dia_Britannica/Holy_Alliance,_The; Dichiarazione delle Potenze del 13 marzo 1815: lezione di riferimento quella dell'atto firmato a Vienna, in d'Angeberg e Martens; variante di trasmissione in Hansard, HC Deb 7 aprile 1815, vol. 30, cc373-5 — https://api.parliament.uk/historic-hansard/commons/1815/apr/07/declaration-of-the-allies-dated-vienna; Charte constitutionnelle du 4 juin 1814, artt. 8, 9, 68 — Conseil constitutionnel: https://www.conseil-constitutionnel.fr/les-constitutions-dans-l-histoire/charte-constitutionnelle-du-4-juin-1814; Convenzione di Casalanza, 20 maggio 1815, articoli e «Domande addizionali»: https://giurcost.org/contents/giurcost//cronache/memoria13/trattato.pdf; Deutsche Bundesakte, 8 giugno 1815, art. 13 — German History in Documents and Images: https://germanhistorydocs.org/en/from-vormaerz-to-prussian-dominance-1815-1866/german-federal-act-june-8-1815; Castlereagh, State Paper del 5 maggio 1820: https://www.historyhome.co.uk/forpol/statepap.htm; Memoires du prince de Talleyrand, vol. II (principio di legittimità) — Project Gutenberg n. 28427: https://www.gutenberg.org/cache/epub/28427/pg28427.txt; Memoires, documents et ecrits divers laisses par le prince de Metternich, t. VII, Paris, Plon, 1883, doc. 1603 p. 393 e doc. 1610 p. 415 — Internet Archive, id. mmoiresdocumen07mettuoft; A. de La Garde-Chambonas, Fetes et souvenirs du Congres de Vienne, t. II, Paris 1843, p. 548 — Internet Archive, id. ftesetsouvenirs01gardgoog; Mallet du Pan, Memoires et correspondance, a cura di A. Sayous, vol. II, Paris 1851, pp. 195-197 (lettera del cavaliere de Panat, gennaio 1796), per il tramite del fact-check documentato di The Siecle: https://thesiecle.com/factcheck1/; C. T. Ramage, Beautiful Thoughts from French and Italian Authors, Liverpool 1866, p. 384; Encyclopaedia Britannica online, voci Congress of Vienna, Congress of Aix-la-Chapelle, Congress of Troppau, Congress of Laibach, Congress of Verona, Hundred Days, Klemens von Metternich, Carlsbad Decrees, Charles Albert; Treccani, Enciclopedia on line e Dizionario di Storia: voci Restaurazione, Congresso di Vienna, Santa alleanza, Lombardo-veneto, Moti del 1820-21, Moti del 1830-31, Ciro Menotti; Enciclopedia dei Papi, voce Gregorio XVI; Dizionario Biografico degli Italiani, voci «Carlo Alberto, re di Sardegna», «Filippo Annibale Santorre De Rossi, conte di Santarosa», «Guglielmo Pepe», «Michele Morelli» (fonte da preferire sul 1820-21 italiano); Dan Royle, «Winning the War and Losing the Peace: Spain and the Congress of Vienna», The International History Review 44:2 (2022), DOI 10.1080/07075332.2021.1951326; Mark Jarrett, «The "Congress System": The World's First "International Security Regime"», 2015: https://blogs.cuit.columbia.edu/congressofvienna/files/2015/03/Mark-Jarrett.pdf; Christopher Clark, «A Rock of Order», London Review of Books 42/19 (recensione a Wolfram Siemann, Metternich: Strategist and Visionary); LombardiaBeniCulturali (Regione Lombardia), scheda «Regno Lombardo-Veneto, 1815-1859» (sovrana patente del 7 aprile 1815): https://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/8000359/; Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie, 8 dicembre 1816; Cancelleria federale austriaca (Bundeskanzleramt), pagina storica sul palazzo del Ballhausplatz e sul Kongresssaal; Dizionario storico della Svizzera, voce «Vienna, congresso di» (M. Jorio); Totis, Benedetti, Magni, Ravelli, Farina, «La Restaurazione e i primi moti di rivolta», PDF didattico, 21 pagine, islotto.it — usato come fonte degli errori documentati con numero di pagina: https://www.islotto.it/cms/media/1/20150715-CAP%201%20Il%20congresso%20di%20Vienna%20e%20i%20primi%20moti%20di%20rivolta.pdf; DM interministeriale 7 ottobre 2010 n. 211, GU Serie Generale n. 291 del 14 dicembre 2010, Supplemento Ordinario n. 275 (Indicazioni nazionali dei licei, Storia, secondo biennio); Direttiva MIUR n. 57 del 15 luglio 2010 (GU Serie Generale n. 222 del 22 settembre 2010) e Direttiva MIUR n. 4 del 16 gennaio 2012 (Supplemento Ordinario n. 60 alla GU Serie Generale n. 76 del 30 marzo 2012), Linee guida degli istituti tecnici e professionali; DM 9 dicembre 2025 n. 221 e relativo Allegato, GU Serie Generale n. 21 del 27 gennaio 2026 (Nuove Indicazioni per il primo ciclo); DM 16 novembre 2012 n. 254, Indicazioni 2012, PDF ufficiale MIM; DM 21 novembre 2019 n. 1095 (quadro di riferimento della prima prova scritta) e DM 29 gennaio 2026 n. 13 con allegati 1 e 2 (discipline del colloquio 2025/2026)
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